Il buco nella Roda di Vael e il diavolo

Se guardi verso la Roda di Vael da Sèn Jan, è visibile un finestra nella parete appena sotto la cima Vael. Opera del diavolo messo in fuga da Santa Giuliana!

Crep de Sant’Uliana fotografata da Mandra de Vael (sulla sentiero che porta dal Ciampedie al rifugio Roda de Vael)

La santa non voleva che il diavolo restasse a vivere in val di Fassa e lo mise in fuga. Il diavolo, dalla fretta, passò dall’altra parte attraverso la parete! E così quella finestra porta il nome di Bus de Sent’Uljana o Crep de Sant’Uliana.

Qui sotto trovi un video dell’Istituto Ladino in cui viene presentata la bellissima Chiesa di Santa Giuliana. Nella chiesa è possibile trovare questo affresco che rappresenta il momento in cui Santa Giuliana prende alla catena il Diavolo.

Santa Giuliana tiene il diavolo per le corna

506 tocchi di campana

In un luogo molto simbolico della Val di Fassa, fra il Santuario di Santa Giuliana e il Cimitero militare austroungarico è stata posta la campana della pace, dei Ladini e delle minoranze.

Adornata di 506 stelle, come le 506 minoranze linguistiche e culturali, suonerà 506 tocchi per ricordare a tutti che l’uniformità non è una conquista, ma un pericolo da scongiurare. E che la differenza non è mai tale da separarci dal resto del mondo.

Valentino Rovisi: rococò veneziano a Moena

Come arriva il rococò veneziano in quel di Moena? Grazie al grande pittore Valentino Rovisi che è stato per almeno un decennio  collaboratore di Giambattista Tiepolo.

Ma cominciamo dal principio:

23 dicembre 1715: Pietro Rovisi, commerciante di legname (soprattutto con Venezia), tiene fra le sue braccia il suo sestogenito Valentino, nato da Maria Felicetti.

1728: Valentino ha del talento: su consiglio dello zio Martino, il padre Pietro lo manda come garzone in bottega presso un Capo Maestro Depentor a Venezia.  È già nella bottega di Tiepolo? Non c’è certezza.

1733: Valentino rientra a Moena: lavora per un decennio come pittore devozionale.

Valentino Rovisi, Sant’Antonio da Padova, Moena , 1736-1743 (fotografia tratta da Valentino Rovisi nella bottega del grande Tiepolo. Il metodo di una vera e lodevole imitazione, a cura di Chiara Felicetti, Comunità di Fiemme e dal Circolo culturale ‘Valentino Rovisi’, 2002)

Ma non è così contento: vuole imparare un nuovo stile. Ecco la decisione di tornare a Venezia.

1743: è ancora a Venezia il nostro, ma questa volta è lavorante e poi collaboratore di Tiepolo.  Lavora alle imprese del maestro e mantiene i rapporti con la patria, lavorando ad alcune tele. Nel frattempo si sposa con Lucia Ghisler e forma una bella famiglia.

1753: con il rientro a Moena, arrivano gli anni d’oro di Valentino. Lavora moltissimo a Moena, portando un nuovo stile. Lavora al capitello dei Ciarnadoi, affresca le facciate di alcune case. Il successo è consacrato dai lavori presso il capitello di Santa Giuliana, la patrona della Val di Fassa, e nella chiesa di San Vigilio a Moena.

Valentino Rovisi, Istituzione dello Scapolare, Moena, San Vigilio, 1753-1760

Ormai il suo pennello diventa famoso e richiesto ovunque: lavora anche a Pietralba, a Nova Levante, a Cembra, a Trento e dintorni. Molte le opere del Rovisi anche nella valle del Biois e nell’Agordino. La sua ultima avventura è la decorazione dell’intera chiesa di Cavedine, lavoro condotto in mezzo a difficoltà per l’età avanzata e concluso solo grazie alla collaborazione con la figlia Vincenza.

21 marzo 1783: Valentino muore a Moena.

Ho ricavato queste informazioni dal volume a cura di Chiara Felicetti, Valentino Rovisi nella bottega del grande Tiepolo. Il metodo di una vera e lodevole imitazione, edito dalla comunità di Fiemme e dal Circolo culturale ‘Valentino Rovisi’ nel 2002.

Santa Giuliana (di Fassa) e Sant’Antonio (di Padova) a Mazzin

Viene in Val di Fassa Zuane Forcellini, frescante agordino, nella seconda metà del Seicento. Non dimentica di essere un veneto e porta la sua tradizione pittorica ed anche devozionale, dipingendo Sant’Antonio. Intanto, però, sa di essere in Val di Fassa e allora, eccola lì, Santa Giuliana, alla destra della Madonna con il bambino!

Madonna con il Bambino, Santa Giuliana e Sant’Antonio

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Personale-convenzionale e locale-globale a Vigo di Fassa

Madonna coronata da angeli San Giovanni Battista, Santa Giuliana a Vigo

Interessante mix di un elemento locale (Santa Giuliana, la santa protettrice della valle, con tanto di diavolo alla catena; San Giovanni, l’altro patrono) con elementi comuni alla Chiesa controriformistica (l’immagine della Madonna in trono, gli angeli a incoronarla con la corona intrecciata del rosario nelle mani) ed un tocco tipico di Zuane Forcellini (il paesaggio montano con cervi e camosci). Bellissimi i colori. Nella sua semplicità, un segno di un arte contemporaneamente personale e convenzionale.

Informazione e immagine tratte da MURA ANGELA/SALVONI ADRIANO, Zuane Forcelini: un artista agordino in Val di Fassa. Il suo
stile pittorico e le sue iscrizioni
, Mondo Ladino XVIII (1994), pp. 109-131

Santi, cervi e camosci di un agordino a Pozza di Fassa: Zuane Forcellini

Agosto 1658 : Zuane Forcellini, con il suo carico di cartoni e pennelli, arriva in Val di Fassa. È un pittore itinerante di Agordo e si mette a disposizione dei fassani che vogliono decorare le loro case, per devozione. È un momento di incontro fra la sensibilità veneta di Zuane e la popolazione tirolese.

L’8 agosto 1658 Stefen e Michele De Zulian de la Grava di Pozza di Fassa gli commissionano una crocefissione che dipinge sulla parete della casa (che ora si affaccia sula Strada delle Dolomiti). Zuane dipinge i suoi cartoni e poi li applica sullo strato fresco del muro: si guarda in giro, ogni tanto, e guarda le montagne e poi, sulla loro cima, immagina cervi e camosci saltellanti.

Anche se qualcuno ha rovinato la parte superiore del dipinto per aprire una finestra, ancora oggi possiamo godere della bellezza dell’affresco: il Crocifisso, la Madonna addolorata e la Maddalena che abbraccia i piedi di Cristo, in piedi San Michele con le bilance e Santa Giuliana. Ed eccoli lì, sulle punte delle montagne, cervi e camosci!

(informazioni e immagine tratte da un articolo di Angela Mura e di Adriano Salvioni su Mondo ladino XVIII, 1994)

Cristo crocifisso fra Santa Giuliana e la Madonna addolorata; San Michele; la Maddalena in un paesaggio montano

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

L’ultimo passo (Santa Giuliana)

L’ultimo passo: è proprio l’ultimo passo questo di San Cristoforo. Ha condotto il bambinello dall’altra parte dell’immenso fiume (che occupa gran parte dello sfondo) e ora poggia un piede all’asciutto, mentre l’altro sta ancora nell’acqua.

Un enorme San Cristoforo sulla parete del santuario di Santa Giuliana sul Ciaslir di Vigo di Fassa: è altro quattro metri e mezzo!

La fotografia è tratta da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

San Cristoforo in Val di Fassa.

La fede al tempo del colera

Il bellissimo Capitello di Santa Giuliana, che si trova a pochi passi dalla Chiesa di Santa Giuliana a Vigo, fu costruito nel 1519, in tempi calamitosi di colera, con il contributo di tutti i cittadini di Vigo.

Accoglie un affresco di Valentino Rovisi del 1754, appena rientrato in valle da Venezia.

La Madonna con il bambino (uno dei soggetti tipici dei capitelli) si trova fra San Sebastiano (legato ad un albero e trafitto dalla frecce) e San Rocco (dalla ferita pestilenziale). Tra gli elementi decorativi del trono, notare un bracciolo ornato con una testina d’oro.

La cappella diventò da subito meta di pellegrinaggi, tanto che le sue pareti erano tappezzate fino agli anni Cinquanta di ex-voto, alcuni anche del Seicento.

Le fotografie e le informazioni sono ricavate da:
Ascoltando il silenzio dei capitelli della Val di Fassa . Scutan l chiet… di Capitìe de Fascia, Associazione circolo Valentino Rovisi di Moena, 2006

Una traccia di San Cristoforo (Cappella di San Maurizio a Vigo)

Protegge viandanti e pellegrini; è invocato contro mal d’occhi, peste e mala morte (quella che viene all’improvviso, senza neanche un secondo per chiedere perdono dei tuoi peccati); è il patrono di archibugieri, alpinisti, atleti, facchini, traghettatori, giardinieri, coltivatori di alberi da frutto, automobilisti. Ma come non amare un santo così? 

#anchequestaèValdiFassa #SanCristoforoinValdiFassa

(fotografia tratta dal libro ‘Pittura murale in Val di Fassa’, Comprensorio Ladino di Fassa – San Cristoforo sulla cappella di San Maurizio presso la chiesa di Santa Giuliana a Vigo di Fassa)

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

Le campane di Santa Giuliana

Trascrivo quanto scrive Luca de Sass Zacchia sulla sua pagina FB:

Sul campanile più alto della Val di Fassa, le campane vengono suonate ancora a mano e con la tradizionale tecnica dello slancio tirolese, un tempo presente in tutto il Tirolo e ovviamente anche in tutta Fassa. Questa tecnica consiste nell’eliminare i battiti più deboli dell’ inizio e della fine della suonata.
Con la corda si tiene bloccato il battacchio e quando la campana ha raggiunto l’altezza giusta, un movimento di corda lo rilascia, iniziando a battere, per bloccarlo invece bisogna cercare di acchiapparlo con un giro di corda intorno al naso del battacchio e poi con un altro giro di corda sulla leva.

In questi ultimi 60/50 anni, i campanari sono stati sostituiti da motori e computer che gestiscono tutto, tranne qui, a Santa Giuliana, unico campanile in Fassa e Fiemme dove viene mantenuta questa tradizione, grazie a dei campanari, che a turno, ogni sabato, alle 18.30 circa, suonano la campana dedicata ai caduti e poi quella dedicata alla madonna per suonare l’ ave Maria serale. Solo in rare occasioni vengono suonate tutte e quattro.

È un concerto di 4 campane in Mi3.

Grazie Luca per le tue foto e le tue preziose informazioni!