Vigilio Croce Fantonel: Moena, Russia e ritorno

Cominciamo la storia dal dopo: 1948 a Moena una bella statua di ghiaccio rappresentante un ‘Prigioniero russo’ sta in mezzo a Piazza Ramon.

Sono stati gli alunni della Scuola d’Arte di Pozza a scolpirla per accogliere i reduci dalla Campagna di Russia. No, non la tremenda Campagna di Russia del 1941, ma la guerra austro-russa della Prima guerra mondiale.

La statua del prigioniero russo in piazza Ramon nell’inverno del 1948

Organizzatore del raduno è Vigilio Croce Fantinel (classe 1887): lui è stato in prima linea e poi in prigione a lungo in Russia.

Vigilio Croce Fantonel nel 1916

Partito come soldato nell’Esercito Austroungarico allo scoppio della guerra, combattè presso Leopoli e venne preso prigioniero. Spostato da Kiev a Cracov e a Tambov, giunse infine nel campo di prigionia di Kirsanov.

Cartolina postata da Domenico Croce a suo fratello Vigilio, prigioniero in Russa il 27 gennaio 1916

Che cosa fare di questi prigionieri? Erano austroungarici, ma di lingua italiana e le loro terre erano oggetto di rivendicazioni italiane (e l’Italia, dal 24 maggio 1915, era parte in campo). Quasi nessun fassano aveva simpatie filoitaliane, certo, ma il Trentino sarebbe diventato italiano, se l’Italia avesse vinto. Quegli uomini erano contemporaneamente amici e nemici. Futuri italiani, forse, quindi alleati dei Russi, ma intanto soldati prigionieri austroungarici, nemici. Come fare?

Una contessa organizzò il rientro dei prigionieri trentini: si chiamava Gemma di Gresti Guerrieri Gonzaga.

Il viaggio di ritorno fu assai avventuroso.

Il 13 agosto 1916 salirono su un treno che li portò sul Mar Bianco ad Arcangelo: durante la lunghissima traversata, giunse la notizia che il bastimento inglese che doveva portarli a casa era in avaria.

Esito diverso ebbe il trasporto del 14 settembre 1916. Ecco le tappe avventurose del viaggio:

  • in treno fino a Arcangelo
  • in bastimento: Capo Nord, isole Faer Oer, Glasgow, Oxford, Southampton, Dover, Calais
  • in treno: Lione, Chambery, Modane e Torino

Incredibile, vero? 8000 chilometri!!!

A Torino Vigilio lavorò come orologiaio e tornò a Moena nel Natale del 1918.

Trent’anni dopo, il ritrovo degli ex prigionieri a Moena.

La famiglia di Vigilio Croce Fantonel e di Pia Romanese con i figli Michele, Pino, Mario e Carlo

Fotografie ed informazioni sono tratte dalle memorie biografiche di Michele Croce “Me recorde che… e se volede ve conte” a cura del Grop Ladin da Moena, 2012: pagine interessantissime, piene zeppe di aneddoti della lunga vita di Michele Croce. Grazie a Massimo Croce che mi ha regalato questo libro!

Battista Chiocchetti, Memorie della guerra Austro-Russa 1914

Memorie della guerra Austro-Russa 1914, Battista Chiocchetti di Moena, Val di Fiemme, Sud Tirolo, Istitut Cultural Ladin, 1995-2002

Il libro contiene le pagine del diario scritte da Battista Chiocchetti fra il 1914 e il 1918 in tre momenti diversi: durante la prigionia a Jar, durante il lungo viaggio di ritorno a casa e dopo il rientro a Moena. L’autore, con la sua lingua semplice racconta la guerra, combattuta in Galizia,  la prigionia e il lungo viaggio di ritorno nella sua terra diventata italiana.

Così scrive di questo diario Gennaro Barbarisi:

La prosa fresca e colorita che risulta da tutto il diario è lo specchio di un’affascinante personalità ma anche di una intera civilità, nella quale gli individui sono stati educati a misurarsi con la più dura realtà, tenendo fede ai più elevati valori morali, senza mai venir meno alla propria umanità.

Ma facciamo un passo indietro: Battista Chiocchetti nasce a Moena il 23 febbraio 1886, figlio di Vigilio Chiocchetti del Moro e di Elisabetta Sommariva Tamburon. Ha una sorella, Margherita.

Uomo gioviale, con una gran passione per la musica, apre una bottega di falegnameria e si fidanza con Corona Sommariva del Crestan.

Allo scoppio della guerra, parte da Moena proprio il primo giorno (il 1 agosto 1914, quando l’Italia non era ancora entrata in guerra); combatte sul fronte austro-russo le due battaglie di Leopoli e viene preso prigioniero.

Così Battista racconta la sua ultima notte di libertà nei boschi di Przemyśl (nell’attuale Polonia, ed allora Galizia)

“Finalmente venne il giorno 20 ottobre (1914): questo giorno lo passammo in quel boscho e senza nissun comandante, andavamo or quà, or là senza nissuna direzione, dovemmo respingere a colpi di fucile 2 volte il nemico che ci assaliva, avemmo ancora dei morti e dei feriti, ricevere da mangiare o da berre nessuna idea, per fortuna avevamo delle conserve che mangiammo. In quel giorno parlai diverse volte on mio cugino Carletto e parecchi altri miei paesani, e venuta la notte dormimmo uno presso l’altro io el Giovanni Buro e el Bortol dalle fede di Tesero. La notte dovemmo tutti a turno fare un ora di guardia, venne anche la pioggia, però avevamo addosso le coperte e non ci bagnammo tanto”.

Da quel momento quattro lunghi anni di prigionia per Battista e per Jan Buro; durante la prigionia Battista manda a casa questa bella fotografia.

Il cugino Carletto (Zanoner Carlo Menegon), invece, morirà di tifo a Wadowice il 21 febbraio 1915.

Rientra avventurosamente a casa dopo il giro di tre continenti.
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Sposa la sua amata Corona appena tornato dalla guerra.
Muore solo sei anni dopo il suo matrimonio, nel 1926: insieme a Corona, ha avuto ben cinque figli.
I cinque figli di Battista Chiocchetti (Viglio, Giovanna, Cristiano, Margherita, Elisabetta)

Mi piace confrontare fra loro queste due fotografie:

nella prima un giovanissimo Battista è primo clarino della banda di Moena, chiamata ad inaugurare il Grand Hotel Carezza nel 1911.

1911: all’inaugurazione del Grand Hotel Carezza, in posa la banda di Moena: il quinto in piedi da destra è Battista Chiocchetti.

nella seconda Battista, quasi alla fine della sua lunga prigionia, è ancora in una banda, quella dei prigionieri austroungarici a Pechino: tiene in mano ancora il suo clarino.

MUSICA, MAESTRO!

La banda dei prigionieri austroungarici a Pechino. Battista Chiocchetti è il primo da destra.

piccola biblioteca fassana