L’arma migliore per vincere una disputa? Una pala d’altare

L’abate di Rovereto Gerolamo Tartarotti mette in dubbio la santità del Beato Adalpreto, vescovo di Trento. Ma Adalpreto ha consacrato la chiesa di san Vigilio: come rispondere a questa calunnia? Il moenese Valentino Rovisi lo fa con la forza di un’immagine. Dipinge una pala d’altare in cui il beato viene assunto in cielo con ancora la lancia che l’ha ucciso conficcata nel petto.

Nel registro inferiore del quadro, dipinge la processione dei moenesi che, guidati per l’appunto dal vescovo, dall’antica parrocchiale di san Wolfango entrano nella nuova chiesa di san Vigilio. 27 ottobre 1164: è la data che sancisce il passaggio di Moena dalla diocesi di Bressanone a quella di Trento.

Bravo, Valentino Rovisi, che ci guardi dal tuo quadro. Ti sei dipinto nella processione proprio dietro ad Adalpreto!

e a proposito di memorie tiepolesche: guardate il putto là in alto!

Giambattista Tiepolo, Madonna in gloria con santi, Chiesa di tutti di Santi di Rovetto (Bergamo) 1734

Memorie tiepolesche per il patrono di Moena

Valentino Rovisi, San Vigilio, santa Massenza, san Giovanni Nepomuceno, pala dell’altare maggiore nella chiesa di San Vigilio a Moena 1779

San Vigilio è rappresentato fra la madre santa Massenza e il santo protettore dalle alluvioni, san Giovanni Nepomuceno.

Nonostante sia stato affrescato nel 1779, quando ormai Valentino Rovisi aveva lasciato da venticinque anni Venezia, le memorie di Tiepolo sono evidenti, come ci racconta Chiara Felicetti nel suo bel libro su Valentino Rovisi. Dal Martirio di san Giovanni vescovo di Bergamo, il Rovisi ha citato l’angelo in volo; dal Miracolo di San Patrizio d’Irlanda ha tratto il gesto di San Vigilio.

Valentino Rovisi, San Vigilio, santa Massenza, san Giovanni Nepomuceno, pala dell’altare maggiore nella chiesa di San Vigilio a Moena 1779 (fotografia tratta dal volume a cura di Chiara Felicetti)
TIEPOLO Martirio di san Giovanni vescovo di Bergamo (fotografia tratta da https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/BG150-00010/)

Giambattista Tiepolo, Miracolo di San Patrizio d’Irlanda (fotografia tratta da http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/tiepolo-s.patrizio.jpg 27 agosto 2007)

Ho ricavato queste informazioni dal volume a cura di Chiara Felicetti, Valentino Rovisi nella bottega del grande Tiepolo. Il metodo di una vera e lodevole imitazione, edito dalla comunità di Fiemme e dal Circolo culturale ‘Valentino Rovisi’ nel 2002.

L’amico Mario Colombo mi fa notare anche la somiglianza fra le balconate (presenti nei tre quadri ed anche nella prima Via Crucis di Venezia, nell’oratorio del Crocifisso della chiesa di San Polo, dipinta da Giandomenico Tiepolo, figlio di G. B.). La memoria tiepolesca è così potente da rimanere nelle opere di due allievi, Rovisi e Giandomenico Tiepolo.

Giandomenico Tiepolo, Gesù condannato a morte, prima stazione della Via Crucis, Chiesa di San Polo a Venezia (Di Didier Descouens – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52574454)

Valentino Rovisi nella chiesa di San Vigilio a Moena

Molti sono i lavori di Valentino Rovisi nella chiesa di San Vigilio a Moena:

Valentino Rovisi: rococò veneziano a Moena

Come arriva il rococò veneziano in quel di Moena? Grazie al grande pittore Valentino Rovisi che è stato per almeno un decennio  collaboratore di Giambattista Tiepolo.

Ma cominciamo dal principio:

23 dicembre 1715: Pietro Rovisi, commerciante di legname (soprattutto con Venezia), tiene fra le sue braccia il suo sestogenito Valentino, nato da Maria Felicetti.

1728: Valentino ha del talento: su consiglio dello zio Martino, il padre Pietro lo manda come garzone in bottega presso un Capo Maestro Depentor a Venezia.  È già nella bottega di Tiepolo? Non c’è certezza.

1733: Valentino rientra a Moena: lavora per un decennio come pittore devozionale.

Valentino Rovisi, Sant’Antonio da Padova, Moena , 1736-1743 (fotografia tratta da Valentino Rovisi nella bottega del grande Tiepolo. Il metodo di una vera e lodevole imitazione, a cura di Chiara Felicetti, Comunità di Fiemme e dal Circolo culturale ‘Valentino Rovisi’, 2002)

Ma non è così contento: vuole imparare un nuovo stile. Ecco la decisione di tornare a Venezia.

1743: è ancora a Venezia il nostro, ma questa volta è lavorante e poi collaboratore di Tiepolo.  Lavora alle imprese del maestro e mantiene i rapporti con la patria, lavorando ad alcune tele. Nel frattempo si sposa con Lucia Ghisler e forma una bella famiglia.

1753: con il rientro a Moena, arrivano gli anni d’oro di Valentino. Lavora moltissimo a Moena, portando un nuovo stile. Lavora al capitello dei Ciarnadoi, affresca le facciate di alcune case. Il successo è consacrato dai lavori presso il capitello di Santa Giuliana, la patrona della Val di Fassa, e nella chiesa di San Vigilio a Moena.

Valentino Rovisi, Istituzione dello Scapolare, Moena, San Vigilio, 1753-1760

Ormai il suo pennello diventa famoso e richiesto ovunque: lavora anche a Pietralba, a Nova Levante, a Cembra, a Trento e dintorni. Molte le opere del Rovisi anche nella valle del Biois e nell’Agordino. La sua ultima avventura è la decorazione dell’intera chiesa di Cavedine, lavoro condotto in mezzo a difficoltà per l’età avanzata e concluso solo grazie alla collaborazione con la figlia Vincenza.

21 marzo 1783: Valentino muore a Moena.

Ho ricavato queste informazioni dal volume a cura di Chiara Felicetti, Valentino Rovisi nella bottega del grande Tiepolo. Il metodo di una vera e lodevole imitazione, edito dalla comunità di Fiemme e dal Circolo culturale ‘Valentino Rovisi’ nel 2002.

Costruire ponti

Un ponte è un’opera edilizia e su questo non si discute. Un ponte, in anni di guerra, è un’opera militare. E anche questo è assodato.

Ma un ponte è anche un simbolo: unisce luoghi separati, permette la comunicazione e lo scambio fra gli uomini.

Ecco il ponte che il Genio imperialregio ha costruito a Moena per attrezzare la strada che sale al Passo san Pellegrino, il passo dolomitico su cui Austroungarici e Italiani si sono scontrati tra il 1915 e il 1917 (con la disfatta di Caporetto, il fronte dolomitico venne abbandonato).

Il Genio militare austroungarico costruisce il Pont de Corves a Moena (1915). Fotografia tratta da Giorgio Jellici, Richard Löwy. Un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah, Istituto Ladino, 2008.

Comandante del Genio imperialregio era Richard Löwy. Mi piace: non solo ha costruito le trincee sul passo e sulle cime, ma anche quel ponte a Moena.

Perché Richard era uomo di pace che amava costruire (non distruggere), unire (non dividere), condividere (non tenere per sé).

Piccoli-grandi gesti di memoria

4 gennaio 1944

Richard Löwy, la moglie Johanna Liebgold, la sorella Martha e il cognato Hermann Riesenfeld vengono arrestati a Someda di Moena dove si erano rifugiati dal 1939.

Vengono arrestati perchè sono ebrei e la ‘Soluzione finale’ della questione ebraica diventa esecutiva in Italia a partire dal 1943. Nel Trentino, diventato Operationszone Alpenvorland, sono proprio i nazisti a presentarsi a casa del Tone Ninzele a Someda e ad arrestarli.

Gli abitanti di Someda e di Moena assistono sconcertati all’arresto, all’uccisione del cagnolino di Johanna, alla traduzione al carcere di Trento.

Richard Löwy non è uno qualunque: è un cittadino onorario di Moena, benefattore della valle durante la Prima Guerra Mondiale.

4 GENNAIO 2021

Anna Rosa Dellantonio (nipote dell’ultimo giusto che, insieme alla moglie Margianola Pata, nascose Richard Löwy a Someda, Tone Ninzele) esce di casa e mette un lumino davanti alla casa dove avvenne l’arresto. E Luigina Felicetti mi racconta quanto ha sentito da sua madre: Richard Löwy era una brava persona. Giovanna Chiocchetti mi scrive che anche suo padre, Mario Batesta, ha assistito all’arresto.

C’è un Male così inumano che non si può spiegare. A noi il compito di non dimenticare: grazie per i piccoli-grandi gesti di Memoria. NO VE DESMENTION: non vi dimentichiamo.

Richard Löwy: il profilo biografico

I frati della Mont de Aloch e le montagne

Madonna tra i santi Giovanni evangelista e Antonio da Padova, Cristoforo e Nicola di Bari (fotografia di Gianluigi Gigi Bolzoni, che ringrazio)

A Moena, nel rione Turchia, sulle pareti di ciasa Ischiazza, Zuane Forcellini ha dipinto un affresco:

adì 3 giugno 1658 m(esser) Nicolò Chioheto f(ece) f(are) p(er) sua devo(zione)/Zuane Forcelini pitor di agrot fecce

Nella parte superiore, in una cornice di nuvole, è raffigurata la Madonna fra San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova.

Davvero interessanti le due figure in basso; sulla destra San Nicola di Bari con le tre sfere dorate in abiti episcopali e sulla sinistra San Cristoforo. Nello sfondo c’è un paesaggio montano, con cervi e camosci, case sparse, un contadino con una vanga e un eremita con la lanterna. L’eremita con la lanterna è presente spesso nell’iconografia di San Cristoforo, ma qui il pittore cerca di costruire un intero paesaggio: originale anche per Zuane Forcellini, che solo qui si concentra sui particolari di questo paesaggio.

L’eremita è uno dei frati bianchi dell’ordine di San Pellegrino che gestivano l’ospizio del San Pellegrino sulla Mont de Aloch (l’odierno Passo san Pellegrino): grazie a Gianluigi Chiocchetti per il suggerimento!

Le informazioni sono tratte da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

1572 Moena -Peste, distanziamento sociale e capitelli-

Il Capitello del Padre Eterno e di San Vigilio Vescovo è stato eretto in località Ciarnadoi quando la peste infuriava a Moena, nel 1572. La popolazione, non potendo riunirsi nella pieve, per evitare il contagio si riuniva a turno in questa edicola e qui veniva esposto il Santissimo Sacramento.

Il capitello si trova nei pressi di una salita molto ripida: i carrettieri si aiutavano a vicenda a far avanzare anche i carri più pesanti.

Sull’esterno (purtroppo ritoccato) è rappresentato l’Eterno Padre con cherubini e decorazioni a panneggio e floreali, in una vistosa decorazione barocca. All’interno è raffigurato San Vigilio, a braccia aperte, con pastorale e mitria. L’affresco è stato eseguito da Valentino Rovisi intorno al 1760. Il restauro del capitello è avvenuto nel 1804.

Le fotografie e le informazioni sono tratte da Ascoltando il silenzio dei capitelli della Val di Fassa . Scutan l chiet… di Capitìe de Fascia, Associazione circolo Valentino Rovisi di Moena, 2006

Come il ponte di Moena non si incagliò nel Pont da Mur

1882. La situazione a Moena è drammatica. L’Avisio con la sua piena ha già portato via il primo ponte ed il rischio è che esso, incagliandosi nel Pont da Mur, provochi dei danni irreparabili a Moena.

La popolazione accorre al capitello costruito da Pellegrino Croce vicino al Pont da Mur e prega la Madonna dell’Aiuto.

Il ponte divelto giunge intero fino al Pont da Mur e, miracolosamente, si gira, infilandosi, senza provocare il disastro, sotto il ponte principale di Moena.

Eccolo qui il capitello della Madonna dell’Aiuto di Navalge!

Le fotografie e le informazioni sono ricavate da:
Ascoltando il silenzio dei capitelli della Val di Fassa . Scutan l chiet… di Capitìe de Fascia, Associazione circolo Valentino Rovisi di Moena, 2006

Michele e Rosina Croce, la baita ai Ronch e Löwy

La fotografia è tratta da Me recorde che… e se volede ve conte, a cura del Grop Ladin, 2012

Nelle sue memorie biografiche Michele Croce scrive:

Mi pare ancora di vedere la maestra Parolota che correva avanti e indietro, tutta agitata, per mettere al sicuro i Löwy, una famiglia ebrea che abitava presso la casa del Buro. Inizialmente si rifugiarono nella nostra baita a Ronchi, che però era piuttosto malridotta e senza fonti d’acqua vicine. Se non sbaglio in seguito andarono a stare a Soraga dopodiché, povera gente, furono catturati dai tedeschi e deportati nei campi di concentramento. Non si sa che fine abbiano fatto quei poveri disgraziati.

La baita Croce (come si presenta oggi)

Insieme alla zia Rosina, è stato anche lui uno dei giusti della Val di Fassa.

Rosina è citata come amica di Richard Löwy già in una lettera del 1941 e fu vicino ai quattro fino alla fine.