Le Dolomiti, nostro paradiso

Martha Nasibù con la
madre Woizero Atzede Babitcheff
e la sorella Amaretch (fotografia tratta dal blog si Martha Nasibù)

L’arrivo nelle Dolomiti di Martha Nesibù, principessina etiope, è descritto quasi come in una fiaba. Martha ha appena raccontato il terribile soggiorno libico a Tripoli, poi all’oasi di Zliten (dove la famiglia scampa ad un attentato mortale), infine di nuovo a Tripoli

il caldo soffocante del deserto e le tempeste di ghibli, quando la sabbia rossastra oscurava la luce accecante del sole e avvolgeva in una fitta nebbia tutta la casa, come se volesse soffocarla, e noi con essa.

La bambina incomincia a fare fantasie di morte: le sue notti sono piene di incubi. La madre resiste, dura come una quercia , ma assai provata dai continui spostamenti (eravamo come merce ingombrante… era impossibile dare una spiegazione coerente a tanto paranoico accanimento) e preoccupata per lo stato di salute dei figli, chiede al Duce di poter tornare nella penisola.

Quando finalmente arriva la lettera dal Ministero che autorizza il rientro, in preda a sentimenti di gioia e di entusiasmo, Martha con i fratelli sale da Trento con la corriera.

Tutti quelli che, come me, tornano in Val di Fassa capiscono bene la sensazione di leggerezza che si prova quando si aprono le prime vedute meravigliose. Così scrive Martha:

noi, incollati al finestrino, ammiravamo incantati la maestosa bellezza del paesaggio. Eravamo finalmente al sicuro, il più lontano possibile dall’inferno del deserto.

Vigo di Fassa viene descritto come un villaggio con una chiesetta e il suo bel campanile, sovrastata dai grandiosi gruppi rocciosi delle Dolomiti. Descrive poi il grazioso sentiero che scendeva verso gli incantevoli paesini di Pozza, Pera e Meida e le distese di prati fioriti.

Racconta poi di un certo Romolo, un ragazzo del posto di cui si invaghisce. Le sembra meraviglioso fino al momento in cui il ragazzo la porta ad assistere alla macellazione di un vitello. Di fronte al rivolo di sangue che cola dal foro sulla fronte del povero vitellino, finisce l’infatuazione per Romolo; e la piccola Martha, una volta diventata adulta, decide di diventare vegetariana.

Ricorda con affetto Giuseppe e Rosa, i contadini che l’hanno ospitata in una casa linda e ordinata, con le pareti e i pavimenti di legno che profumava di abete.

Stua ladina al Museo Ladin de Fascia (fotografia di https://www.canazei.com/it/architettura-in-val-di-fassa)

Così conclude il capitolo:

Il conforto della casa, il calore della cucina con la grande stufa di maiolica decorata, l’abbondanza di cibo e di latte appena munto dal sapore di vaniglia, il buon pane di segale e il formaggio di montagna erano un dono della Provvidenza. Dopo gli stenti e il caldo infernale di Tripoli ci sembrava davvero di aver trovato il paradiso.

Ma i bambini devono proseguire gli studi e, con rimpianto, alla fine dell’estate del 1940, lasciano le Dolomiti per Firenze.

Torneranno ancora a Pozza di Fassa, dove risiederanno per un anno intero, dai primi mesi del 1943 al 4 giugno 1944. Martha ne parla nel capitolo delle sue memorie: L’epilogo delle nostre peripezie.

(tutte le notizie provengono dall’autobiografia di Martha Nasibù, Memorie di una principessa etiope, pubblicato da Neri Pozza nel 2005)

L’epilogo delle nostre peripezie

Martha (a destra), Berhanu e
Amaretch, sul balcone
in Via Caracciolo (fotografia tratta da http://marthanassibou.blogspot.com/)

Arriva Marta Nasibù, principessina etiope, a Vigo di Fassa nei tre mesi del 1940 (Le Dolomiti, nostro paradiso) e ci ritorna nel 1943, per un anno intero.

Partiti da Firenze nei primi mesi del 1943, Martha con i tre fratelli e la madre arrivano a Trento di notte: il treno, infatti, viaggia a fari spenti e a velocità ridotta per ridurre il rischio di essere visti dai bombardieri alleati.

Arrivati a Vigo, Martha sente il cuore gonfio di gioia, corroborata dall’aria fresca e pura; osserva con rinnovata meraviglia la bellezza delle montagne. Se in città, ha sperimentato i bombardamenti, ora in montagna si sente sicura e può tornare ad una vita normale.

Risiede a Pozza di Fassa, in una casetta impregnata di essenze di abete. Anche se i ricordi del soggiorno sono piacevoli, non mancano note stonate. Ogni domenica recandosi a messa a San Giovanni di buon mattino, Martha passa attraverso il cimitero: quel breve tratto di strada la mette a disagio ed è colpita in particolare dalla tomba di un certo Marco, un ragazzo di ventuno anni appena sepolto. Poi ci sono quelle guardie forestali che li accompagnano sempre, organizzando bellissime passeggiate, ma tenendoli sotto una chiara sorveglianza poliziesca.

La piccola Martha ricorderà per tutta la vita le bellissime gite in montagna: i ragazzi si uniscono agli alpini nel coro:

Così, dopo una lunga arrampicata, raggiungevamo dense macchie di rododendri dai rossi fiori sgargianti e distese di mirtilli sulle quali ci precipitavamo per raccogliere i neri frutti gustosi. A volte, dopo ore di cammino, salivamo fino a raggiungere il ghiacciaio della Marmolada. Lì l’aria si diradava e si provava l’ebbrezza della montagna.

Le stelle alpine, le foreste di abeti, le stupefacenti cascate, i ghiaioni da scendere con saltelli, fino alle radure..

Se ci passavamo accanto era consuetudine fermarsi per una sosta sulle rive del più bello dei laghetti, il lago di Carezza che, come un gioiello di smeraldo, si rivelava in tutto il suo splendore, circondato da una fitta corona di alberi.

Quante altre gite emozionanti abbiamo fatto: Ortisei, val Gardena, Canazei, Moena, Forcella del Sassolungo…

Poi, nell’ultima parte del capitolo l’emozionante scoperta della neve: fratelli e sorelle, venute dall’Etiopia, innamorati del caldo, dei colori, del sole, vedono per la prima volta la morbida coltre di neve che dà alla natura un aspetto soprannaturale.

(tutte le notizie provengono dall’autobiografia di Martha Nasibù, Memorie di una principessa etiope, pubblicato da Neri Pozza nel 2005)

Una principessina etiope in Val di Fassa

una principessina etiope

Martha Nassibù è nata nel 1931 ad Addis Abeba, figlia del degiac Zamanuel Nasibù, aristocratico etiopico, comandante in capo delle armate del fronte sud che lottò (vanamente) nella guerra italo-etiopica del 1935-1936. Per sette mesi lottò contro l’armata italiana guidata dal generale Graziani.

Il 3 maggio, persa ormai la guerra, il comandante Zamanuel si imbarcò con l’imperatore Hailè Selassié diretto in Svizzera, dove trovò la morte per gli effetti dell’iprite, usata da Graziani per vincere la guerra, in spregio al trattato internazionale di Ginevra (che vietava l’utilizzo delle armi non convenzionali come l’iprite ed altri gas letali).

Atzede Mariam Babitcheff e Nasibù Zamanuel pochi mesi dopo il loro matrimonio (fotografia tratta da Martha Nasibù, Memorie di una principessa etiope, Neri POzza, 2005)

La notizia della morte raggiunse la sua famiglia che si trovava ancora in Etiopia. Fu allora Atzede Mariam Babitcheff, la vedova del degiac Nasibù, a prendere l’iniziativa per salvare i suoi figli dai Lager somali o eritrei. Chiese a Graziani di potersi trasferire in Europa per badare all’educazione dei suoi figli: il generale, felice di liberarsi di possibili eredi, lo concesse. Così il 5 dicembre 1936 arrivarono a Napoli Atzede con i figli Fassil, Amaretch, Brahanou, Martha).

i quattro fratelli Nasibù con un’amico napoletano (fotografia tratta da Martha Nasibù, Memorie di una principessa etiope, Neri POzza, 2005)

Fra il 1936 e il 1944 fu un carosello di spostamenti nella penisola e nelle colonie, richiesti dal Ministero dell’Africa italiana: Napoli, Tripoli, oasi di Zliten (Libia), Napoli ancora, Rodi, Tripoli, Vigo di Fassa, Firenze, San Giustino presso Arezzo, Firenze, Pozza di Fassa, Firenze per la terza volta. A Firenze nell’agosto 1944 entravano gli Alleati.

La giovane Martha, diventata un’artista e marchesa (dopo il matrimonio nel 1966 con il marchese Francesco Tortora Brayda di Belvedere), nel 2005 ha deciso di raccontare la sue memorie nel volume Memorie di una principessa

è morta il 29 marzo 2019.

Adey Abeba 1994, di Martha Nassibou (fotografia tratta da http://marthanassibou.blogspot.com/)

in Val di Fassa

Basta leggere il titolo del capitolo dedicato al primo soggiorno fassano di Martha, allora principessina di nove anni, per capire il tono del diario fassano: Le Dolomiti, nostro paradiso.

Nei tre mesi trascorsi in quel paese di sogno ritrovammo la salute. Finalmente avevamo a disposizione uno spazio senza limiti in cui fare escursioni alla scoperta di luoghi nascosti di incantevole bellezza, immersi nella natura. Le Dolomiti restano incise nella mia memoria, e ogni volta che vengono evocate suscitano in me sensazioni di pace e di buon vivere.

Nel secondo soggiorno, questa volta a Pozza di Fassa (L’epilogo delle nostre peripezie), Martha, dodicenne, vive in modo ancora più intenso il rapporto con la montagna, arrampicandosi con le guide forestali fino a raggiungere il ghiacciaio della Marmolada, il lago di Carezza, la forcella del Sassolungo. Una sera prova anche l’emozione di vedere per la prima volta la neve. La famiglia lascia la Val di Fassa solo alla notizia che Roma è stata liberata, il 4 giugno del 1944.

(tutte le notizie provengono dall’autobiografia di Martha Nasibù, Memorie di una principessa etiope, pubblicato da Neri Pozza nel 2005)