I luoghi di NO VE DESMENTION: Soraga

1941. Mentre Richard Löwy è a domicilio coatto a Petrella Tifernina con la moglie Johanna (mentre il cognato Hermann è a Casacalenda), Martha (la sorella di Richard) è rimasta con la madre Hedwig a Soraga. Il Micelin de Fronz e la moglie Luigia Zulian ospita le due donne a casa sua. Richard è lontano dalla valle da giugno e Hedwig è molto malata.

Ogni giorno la maestra Valeria Jellici del Garber, cara amica di Richard Löwy, percorre la strada da Moena a Soraga per portare il suo conforto alle donne. Oggi questa strada è stata proprio intitolata alla maestra Valeria.

Martha ed Hedwig scrivono ogni giorno a Richard: ma non conoscono bene l’italiano. Allora due donne di Soraga, Raimonda e Chiara, aiutano le straniere a scrivere: la censura fascista impone che non si usi altra lingua che l’italiano.

La salute di Hedwig si aggrava. Richard e Johanna chiedono più volte di tornare. Alla fine lo ottengono. Purtroppo. Arrivano a Moena in un freddo giorno di febbraio: ma ormai Hedwig è morta. Il giorno prima di morire, si fa battezzare e ancora oggi riposa nel cimitero di Soraga.

Che cosa sarebbe successo se Richard, Martha e Hermann fossero rimasti nei campi di internamento nel Sud Italia? Forse si sarebbero salvati?

Fino a qui, la storia.

Nel mio romanzo, immagino la serata del 5 gennaio del 1941. è Pesca Tofegna, l’Epifania ladina. Martha ed Hedwig prendono parte ai riti del Sciumenter e del Canto della stella. Ecco qui il capitolo del mio libro.

E sì sì. lo so… anche la bellissima conca del Fuciade è di Soraga.

Anche a Fuciade ambiento una pagina del mio romanzo. La giovane Lucia in una passeggiata scopre che la valle è stata un luogo importante della Grande Guerra. E da un giovane appassionato di storia e da una mazzetto di cartoline sul tavolo del rifugio scopre le vicende del tenente degli alpini Francesco Barbieri e di Martin Hilbe e Anton Hagen, giovani Kaiserjaeger austriaci di Dornbirm, morti sulla Costabella che domina il passo di San Pellegrino.

Legni da burro (collezione Fuciade)

VALENTINOTTI DANILO, Legni da Burro. Marche, Decori e Stampi. Collezione Fuciade, Trento 2014

Al Rifugio Fuciade, a passo San Pellegrino, nel territorio di Soraga, il gestore Sergio Rossi ha una collezione di legni da burro. Danilo Valentinotti li ha studiati e catalogati. Le fotografie di tutto questo materiale etnografico sono confluite in un bellissimo volume delle edizioni Priuli e Verlucca, insieme a una ricca parte introduttiva sulla burrificazione e sulla sua importanza nell’economia silvo-pastorale della Val di Fassa prima degli anni Sessanta. DA LEGGERE E SFOGLIARE!

piccola biblioteca fassana

Smauz (=Sua Maestà il Burro)

Il burro è sempre stato molto prezioso nella tradizione economica silvo-pastorale della montagna.

Prodotto in casa in Val di Fassa fino agli anni ’60, permetteva alle famiglie dei contadini di avere non solo una riserva proteica per tutto l’anno e un unguento dalle proprietà medicinali, ma anche di guadagnare, con la sua vendita, qualche soldo per rimpinguare le misere casse familiari.

Per produrre il burro, occorreva lasciare il latte munto la sera nelle bacinelle di affioramento. La panna affiorata veniva raccolta. Quando si arrivava a una decina di litri di panna, la si sbatteva nella zangola, la pegna. Si otteneva una pasta giallastra che veniva prima separata dal latticello, poi confezionata in panetti (ci volevano circa 30 litri di latte per produrre 4 o 5 litri di panna e 1 kg di burro). Questo burro fresco durava fino a quindici giorni. Se lo si voleva conservare più a lungo, veniva cotto e, raffreddato, durava anche mesi. Quando il burro veniva messo in vendita, veniva marchiato con sigilli.

Tutti i legni utilizzati per questo processo erano decorati: le marche a sigillo, le sagome da decori e gli stampi a ciotola o a cassetta. Perchè?

Molte le ragioni che fecero nascere e diffondere i decori: in primis ragioni di tipo religioso, scaramantico e propiziatorio. In Val di Fassa, diffusa era la convinzione che le streghe potessero danneggiare la produzione del burro impedendo il funzionamento della zangola o la conservazione dell’alimento. Per questo sulle zangole e sui legni da burro sono presenti spesso monogrammi sacri, croci, motivi stellati, ma anche decori floreali e zoomorfi (molto raffigurate le vacche).

Anche motivi di tipo economico spiegavano la pratica della decorazione: un burro decorato era più appetibile sul mercato, anche perché risultava un prodotto tracciabile (i sigilli riportavano spesso le iniziali dei produttori).

E, infine, una ragione tipicamente ladina: abbellire per abbellire. Perché il tempo di riposo non venga sprecato. Perché ciò che è bello ti permette di vivere meglio.

Per averne una riprova, non avete che da fare una passeggiata al Rifugio Fuciade: nel cuore del Passo San Pellegrino, nel territorio di Soraga, il gestore Aldo Rossi ha raccolto una straordinaria collezione di legni da burro. Il La valle del Fuciade è un paradiso di per sè: la collezione è solo un motivo in più per visitarla.

Danilo Valentinotti ha studiato la collezione e curato il volume che raccoglie fotografie dei manufatti, edito da Priuli e Verlucca nel 2014. Da questo testo è tratta l’immagine qui di seguito.

Sagoma da decoro del burro risalente alla fine dell’Ottocento. Sulla parete laterale del burro, rimangono impressi simboli vari, fra cui sono riconoscibili crocifissi, monogrammi cristologici, una galletto, un Sacro Cuore ed altri simboli. Sul decoro centrale, è riprodotta una scena di produzione del burro: una contadina lavora alla zangola verticale e un contadino attende la ‘menada’, il panetto lavorato, con paletta e stampi.

Le Montagne del Destino

PELLEGRINON BEPI, Le Montagne del Destino 1915-1917. In prima linea nella Grande Guerra sul fronte fra Fassa Fiemme e Biois, Nuovi Sentieri editori 1993

Bepi Pellegrinon, nell’introduzione al suo album fotografico, racconta che Arturo Andreoletti, ufficiale degli Alpini nella zona San Pellegrino – Marmolada. gli lasciò in eredità il suo archivio fotografico alpinistico-militare.

Il tenente Arturo Andreoletti prova la mitragliatrice a Forcella dll’Alpino (3 febbriao 1916)

La pubblicazione delle immagini (tante e belle) dell’archivio si accompagna con alcune schede di approfondimento sugli eventi che si sono svolti nella Valle del Biois:

questo volume non ha l’intenzione di compiere un’approfondita analisi del grande conflitto, ma vuole solo essere un documento per arricchire ulteriormente la conoscenza degli eventi bellici del fronte di val Biois nel modo più esauriente e completo possibile

pag.10

piccola biblioteca fassana

Francesco Barbieri

Francesco Barbieri, figlio di Luigi e Teresa, nato a Milano il 13 luglio 1894, si diploma capomastro all’Istituto Cattaneo. Appassionato alpinista, si arruola fra gli Alpini e gli viene affidato il comando della sezione di Val Cordevole di stanza a Fuciade. Muore guidando i suoi alpini nell’attacco ardito alla Costabella, colpito da una pallottola al cuore mentre grida “Avanti sempre, evviva i miei alpini”: è il 4 ottobre 1916 e Francesco ha 22 anni. 

#anchequestaèValdiFassa #unfioreperognicaduto #noallaguerra

(informazioni e fotografie tratte da “Bepi Pellegrinon, Le montagne del destino 1915-1917, in prima linea nella Grande Guerra sul fronte Fassa, Fiemme, Biois”, Nuovi Sentieri editore, 1986)

La desmontega

Animali e pastori scendono a valle a Cavalese dopo il pascolo estivo; è un bel bassorilievo di Andrea Soraperra.

La desmonteada di Soraga (2004): dai prati del Fuciade, attraverso Soraga Alta, al Pra’ dei Prè. Vista dagli occhi dei pastori.

La desmontea a Moena nel 2018, vista dagli occhi del turista: la festa del Puzzone