I codè della Val di Fassa

Fino a pochi mesi fa non sapevo che cosa fossero i codè.  Poi ho scoperto che, durante la falciatura, i contadini li tenevano appesi alla cintura: vi mettevano la cote (a bagno nell’acqua) per affilare la falce e, quando facevano fieno in campi impervi, li infilavano a terra con il loro bel puntale!

Poi ho scoperto che in Val di Fassa ci sono i codè più belli del mondo.

(fotografie tratte da ‘Portacote delle valli trentine: dal cozar al coder‘ a cura di Danilo Valentinotti, Priuli e Verlucca 2007)

In questa bellissima fotografia custodita al Museo Ladino di Fassa, è ritratto un gruppo di persone impegnate nella fienagione in Val Duron. Riconoscibili Salvester de Stefin e Catarina de Janantone. In primo piano, un codè infilato nel terreno.

Le campane della pieve

Rielaboro quanto scrive Luca de Sass Zacchia sulla sua pagina FB

Il campanile di San Giovanni di Fassa raggiunge un’altezza di oltre 60 metri ed è stato costruito nella seconda metà del 1500 a partire dai resti di un antico manufatto romanico.

La Chiesa Parrocchiale Decanale di San Giovanni Battista in Vigo ha un concerto, composto di sei campane elettrificate. Il concerto, seguendo la scala musicale, si compone di I II III V VI VII.

La campana maggiore è la famosa “campana della pieve”, la “Grana”, battezzata “Giovanna” che emette la nota Mibemolle. Venne fusa nel 1549 dal trentino Ludovico Simonato sul sagrato della chiesa come da tradizione (ma 1cadabra dice che fu fusa a Trento). Per fonderla, si è chiesto l’ aiuto di tutte le famiglie fassane che hanno donato pentole, qualche moneta e altri manufatti di metallo che, fusi, sono stati gettati negli stampi, rispettando la lega che dà vita al bronzo e che fa risuonare perfettamente la campana (è in sagoma ultra pesante, con un suono è pulito, puro e piacevole all’udito, a differenza delle sagome leggere che hanno un suono fastidioso).

C’ è una storia che racconta di una signore a cui era stato chiesto di donare una padella o qualcosa di metallico. La moglie andò in cantina a prendere una padella da consegnare, ma non sapeva che era d’argento e aveva un altissimo valore economico. Il marito minacciò la moglie di ammazzarla se la campana non avesse suonato bene; la campana fortunatamente si dimostrò un capolavoro. Alla fine il marito si scusò e ringraziò la moglie.

C’ è anche una storia che parla del principe vescovo di Bressanone che si innamorò del suo suono e decise di prenderla per il Duomo di Bressanone,ma, una volta calata sul carro, i cavalli non riuscirono a portarla via per il troppo peso- La campana avrebbe detto: “Sono stata fusa per San Giovanni Battista e per lui voglio suonare”. Inutile dire che la campana fu nuovamente issata sul campanile.

Con lei ha inizio la storia delle campane di San Giovanni; nei secoli più tardi altre quattro campane vennero fuse. In piena Grande Guerra, le campane vennero requisite nel 1916 per la realizzazione di mortai.

Dopo la guerra si decise di rifondere un concerto, visto che quello antico era molto stonato e veramente molto spiacevole all’orecchio.

Le campane mezzane vennero fuse nel 1922 dalla Fonderia Francesco D’Adda di Crema mentre la campana minore è recente e venne fusa dalla Fonderia Daciano Colbachini di Padova.

Le campane erano distribuite sui due piani della cella campanaria e venivano suonate a slancio tirolese, invece nel terzo piano venivano suonate “la batoles” fra il giovedì e il sabato santo, per sostituire il suono delle campane. Questa tradizione viene anche oggi mantenuta a Campitello.

Ecco il concerto delle campane!

 

Sirene fra i piedi (San Cristoforo a Campitello)


Sulla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Campitello di Fassa, ancora San Cristoforo e Gesù Bambino ci guardano dall’alto: uno dei tanti San Cristoforo della valle.

Guardate il Bambino: sembra tenersi ai capelli del gigante San Cristoforo!

Poi, in mezzo ai piedi del santo è dipinta una sirena: rappresenta le tentazioni dei fiumi che non solo i santi, ma tutti noi dobbiamo attraversare. Mi suggerisce Arcangelo Defrancesco che circola in valle la diceria che con la sirena abbiano coperto un disegno precedente di una donna dalle gambe aperte, simbolo di fecondità: interessante!

 #anchequestaèValdiFassa #SanCristoforoinValdiFassa

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?