Bepi Zompin

Bepi Zompin, giovane diciottenne inquadrato nella compagnia Standschützen Moena, nel fotogramma di un video della Mostra Gran Vera. Potrai ascoltare anche le sue parole intervistato da Michele Simonetti Federspiel dal vivo a Moena e sul web 

Ne ho parlato anche io nel mio romanzo “NO VE DESMENTION- Richard Löwy e i giusti della Val di Fassa”.

“-– Sei interessata alla storia della Grande Guerra in Val di Fassa? Allora guarda. Ti faccio vedere la foto del mio bisnonno Bepi Zompin.
Prende l’ultima fotografia rimasta sul tavolo: un giovane soldato con la pipa in bocca è sdraiato in una trincea.
– Nonno Bepi ha combattuto per due anni a Cima Bocche. Mi ha raccontato la sua guerra tante volte.
– Davvero?
– Sì. Mi ha parlato di come la guerra da scontro armato con il nemico si sia trasformata in pochi giorni nella lotta titanica fra uomini intrappolati nelle trincee e la montagna: il freddo intenso delle alte quote, la neve abbondante che cade sulle cime, le valanghe pronte a sommergerti quando i primi raggi primaverili sembrano offrirti un attimo di tregua. Poi la stagione estiva, con il sole sempre a picco, col pericolo continuo delle frane, con la noia di stare sempre nello stesso fosso, senza potersi lavare, tormentati dalla scabbia e dai pidocchi. Poi l’autunno con le piogge continue, il pericolo degli smottamenti. E in ogni stagione dell’anno, per due lunghi anni, la fame: una fame continua, che ti prende al fondo della stomaco e non ti lascia più.
Ma dai paesi della valle non salivano rifornimenti?
– All’inizio sì, certo. Ma poi la situazione è davvero peggiorata: le poche persone anziane rimaste in valle cercavano di lavorare i campi, ma i cereali venivano requisiti. A Moena vivevano migliaia di soldati e anche prigionieri di guerra.
– Tuo nonno era un Kaiserjäger?
– No, lui era inquadrato nella compagnia Standschützen Moena.
Mio nonno non era un soldato di professione, a dire la verità era un ragazzo. Aveva solo diciotto anni, quando l’Italia ha dichiarato la guerra all’Austria. Gli uomini di leva erano già stati inviati in Galizia e così in valle restavano solo ragazzi o vecchi. Lui è stato arruolato subito, anche se con compiti di supporto alla truppa in prima linea.
Era una compagnia improvvisata: pensa che è stato arruolato sotto la supervisione di un tenente che era Comandante del Genio, un ingegnere, arrivato in valle per costruire le trincee e non certo per arruolare gli uomini. Per giunta era anche ebreo.
– Ebreo?
– Sì. Era ebreo. Si chiamava Richard Löwy.”


#Novedesmention pagg. 60-61

Le campane della pieve

Rielaboro quanto scrive Luca de Sass Zacchia sulla sua pagina FB

Il campanile di San Giovanni di Fassa raggiunge un’altezza di oltre 60 metri ed è stato costruito nella seconda metà del 1500 a partire dai resti di un antico manufatto romanico.

La Chiesa Parrocchiale Decanale di San Giovanni Battista in Vigo ha un concerto, composto di sei campane elettrificate. Il concerto, seguendo la scala musicale, si compone di I II III V VI VII.

La campana maggiore è la famosa “campana della pieve”, la “Grana”, battezzata “Giovanna” che emette la nota Mibemolle. Venne fusa nel 1549 dal trentino Ludovico Simonato sul sagrato della chiesa come da tradizione (ma 1cadabra dice che fu fusa a Trento). Per fonderla, si è chiesto l’ aiuto di tutte le famiglie fassane che hanno donato pentole, qualche moneta e altri manufatti di metallo che, fusi, sono stati gettati negli stampi, rispettando la lega che dà vita al bronzo e che fa risuonare perfettamente la campana (è in sagoma ultra pesante, con un suono è pulito, puro e piacevole all’udito, a differenza delle sagome leggere che hanno un suono fastidioso).

C’ è una storia che racconta di una signore a cui era stato chiesto di donare una padella o qualcosa di metallico. La moglie andò in cantina a prendere una padella da consegnare, ma non sapeva che era d’argento e aveva un altissimo valore economico. Il marito minacciò la moglie di ammazzarla se la campana non avesse suonato bene; la campana fortunatamente si dimostrò un capolavoro. Alla fine il marito si scusò e ringraziò la moglie.

C’ è anche una storia che parla del principe vescovo di Bressanone che si innamorò del suo suono e decise di prenderla per il Duomo di Bressanone,ma, una volta calata sul carro, i cavalli non riuscirono a portarla via per il troppo peso- La campana avrebbe detto: “Sono stata fusa per San Giovanni Battista e per lui voglio suonare”. Inutile dire che la campana fu nuovamente issata sul campanile.

Con lei ha inizio la storia delle campane di San Giovanni; nei secoli più tardi altre quattro campane vennero fuse. In piena Grande Guerra, le campane vennero requisite nel 1916 per la realizzazione di mortai.

Dopo la guerra si decise di rifondere un concerto, visto che quello antico era molto stonato e veramente molto spiacevole all’orecchio.

Le campane mezzane vennero fuse nel 1922 dalla Fonderia Francesco D’Adda di Crema mentre la campana minore è recente e venne fusa dalla Fonderia Daciano Colbachini di Padova.

Le campane erano distribuite sui due piani della cella campanaria e venivano suonate a slancio tirolese, invece nel terzo piano venivano suonate “la batoles” fra il giovedì e il sabato santo, per sostituire il suono delle campane. Questa tradizione viene anche oggi mantenuta a Campitello.

Ecco il concerto delle campane!

 

Campane per una rinascita: la Chiesa di San Nicolò a Pozza

Trascrivo quanto scrive Luca de Sass Zacchia sulla sua pagina FB:

L’arrivo delle campane nella chiesa di San Nicolò è un segno forte di rinascita della chiesa di San Nicolò, utilizzata come cinema per almeno due decenni.

La chiesa di San Nicolò un cinema? Nel 1957, fu costruita la nuova chiesa parrocchiale di Pozza per sostituire la chiesetta ormai diventata troppo piccola, Quando la chiesa fu finita, vennero trasferiti i banchi e gli altari nella chiesa moderna e poi fu effettuato il trasferimento delle campane sul nuovo campanile. Nella chiesetta spogliata di tutto e privata dei suoi affreschi fu allestito un vero e proprio cinema – teatro.

Poi negli anni ’80 si iniziò a ripristinarla.

Lo sguardo di San Cristoforo (Gries)

Come gira lo sguardo San Cristoforo per guardare in faccia il Bambino! Forse quello sulla parete laterale della chiesa di Gries è il San Cristoforo più curato e meno ingenuo della valle. E non è certo un vecchio piegato sulle sue spalle, ma un giovane uomo muscoloso e forte!

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

Un affresco tagliato (Forno di Moena)

Anche dalla parete della chiesa di San Lazzaro a Forno di Moena San Cristoforo ci guarda dall’alto. Un Gesù Bambino proprio in carne tiene nelle mani il mondo intero e si lascia trasportare da un barbuto San Cristoforo. Peccato che l’affresco sia stato tagliato!

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

Una traccia di San Cristoforo (Cappella di San Maurizio a Vigo)

Protegge viandanti e pellegrini; è invocato contro mal d’occhi, peste e mala morte (quella che viene all’improvviso, senza neanche un secondo per chiedere perdono dei tuoi peccati); è il patrono di archibugieri, alpinisti, atleti, facchini, traghettatori, giardinieri, coltivatori di alberi da frutto, automobilisti. Ma come non amare un santo così? 

#anchequestaèValdiFassa #SanCristoforoinValdiFassa

(fotografia tratta dal libro ‘Pittura murale in Val di Fassa’, Comprensorio Ladino di Fassa – San Cristoforo sulla cappella di San Maurizio presso la chiesa di Santa Giuliana a Vigo di Fassa)

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

San Cristoforo sull’Albergo San Giovanni

Ma perché sull’Hotel San Giovanni è dipinto da un centinaio di anni un San…. Cristoforo? Sarà perché l’Hotel è proprio vicino ad un torrente… Sarà perché si trova in posizione strategica, dove scende la strada che porta al centro di Vigo…

Fatto sta che San Cristoforo è proprio ovunque in Val di Fassa! 

#anchequestaèValdiFassa #SanCristoforoinValdiFassa

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

Burro e streghe

(stampes da smauz – stampi per il burro, Museo Ladino di Fassa)

Attento alle streghe! Mentre batti il burro o giri la zangola, le streghe arrivano e te lo fanno impazzire oppure in un niente irrancidisce.

Sistema il tuo panetto in uno stampo con un Sacro Cuore o una corona di spine e le streghe ti lasceranno in pace! 

#anchequestaéValdiFassa 

Sirene fra i piedi (San Cristoforo a Campitello)


Sulla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Campitello di Fassa, ancora San Cristoforo e Gesù Bambino ci guardano dall’alto: uno dei tanti San Cristoforo della valle.

Guardate il Bambino: sembra tenersi ai capelli del gigante San Cristoforo!

Poi, in mezzo ai piedi del santo è dipinta una sirena: rappresenta le tentazioni dei fiumi che non solo i santi, ma tutti noi dobbiamo attraversare. Mi suggerisce Arcangelo Defrancesco che circola in valle la diceria che con la sirena abbiano coperto un disegno precedente di una donna dalle gambe aperte, simbolo di fecondità: interessante!

 #anchequestaèValdiFassa #SanCristoforoinValdiFassa

San Cristoforo in Val di Fassa. Perchè?

Martin Hilbe e Anton Hagen

Martin Hilbe e Anton Hagen si sono conosciuti in guerra, sul fronte dolomitico. Martin è nato a Dornbirn (Austria) e anche Anton è nato in Austria, ma a Lustenau. Sono due giovani soldati austroungarici, di 19 anni, travolti da una slavina sotto il Sass da Pecol il 24 febbraio 1916. Ma c’è troppa neve e i loro corpi sono irrecuperabili. Li troveranno i compagni solo il 10 luglio e li seppelliranno insieme al cimitero di Santa Giuliana di Vigo di Fassa, dove anche ora riposano.

#anchequestaèValdiFassa #unfioreperognicaduto #noallaguerra