Il Löwy ha fatto di tutto…

Nella sua testimonianza raccolta dal Grop Ladin de Moena, suor Maddalena Chiocchetti (Nenola del Maza) così scrive a proposito di Richard Löwy:

Nenola Maza con i fratelli e una sorella (in primo piano Valentino e Simone)

El capo l’era el Loewy e i aveva jà scomenzà a enjegnar le forteze sun Mont, percheche i spetava la dichiarazion de guera ence da l’Italia, che la se aeva tirà fora da la Triplice. E coshì i aveva metù ensema i Stonc’. Ence mio pare i l’à chiamà int. El Loewy, che l’era el tenente enzenier, l’à fat de dut percheche chi da Moena i podesse restar alò entorn, mashimo chi che i era tropes en familia.

Il capo (dei primi soldati che si videro a Moena) era il Löwy e aveva già incominciato a costruire opere di difesa sul Lusia, perché ci si aspettava la dichiarazione di guerra anche dall’Italia, che si era tirata fuori dalla Triplice alleanza.

Baracche degli Stonc a Fango

E così aveva radunato gli Stonc (gli Standschutzen, formati dai cittadini fuori dalla leva -con meno di 18 anni e con più di 42 anni-, deputati, secondo l’uso tirolese, alla difesa del territorio). Anche mio padre (Giacomo Stetto Chiocchetti Maza) è stato arruolato.

Stonc fassani a Ora

Il Löwy, che era il tenente ingegnere, ha fatto di tutto perché quelli di Moena potessero rimanere in paese, soprattutto quelli che avevano una famiglia numerosa.

Richard Löwy durante la guerra

(testimonianza e fotografie tratte dal numero del Grop Ladin de Moena, Recorc: dolores e speranze CHIOCCHETTI MADDALENA DEL MAZA 1990/5 Numer spezial: 5)

Una medaglia mai consegnata

24/6/1918 A Richard Lðwy viene assegnata la medaglia d’argento al valor militare

“per eccellenti prestazioni nelle valli di Fiemme e Fassa dove, sulle linee di combattimento, ed a ridosso di esse, come addetto tecnico del gruppo di combattimento Col. Covin e della XIII Brigata alpina ha diretto l’intera e complessa organizzazione tecnica di dette unità con spirito di sacrificio… con grande talento organizzativo ed indefessa intelligenza”

In realtà la medaglia non sarà mai consegnata. La fine della guerra è vicina e con essa la disfatta austroungarica.

Una medaglia al valor militare di Carlo (come quella non consegnata a Richard Löwy) Grazie a Dany Cristofolini

Grazie a Dany Cristofolini e a Michele Simonetti Federspiel per la consulenza. Le informazioni sono state ricavate dal libro di Giorgio Jellici “Richard Löwy un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah”. Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin de Moena, Vigo di Fassa-Moena 2004.

Dante Ciurè: stolz de so esser

“A Moena, grazie a Dio, poco è cambiato. il Dante verso sera continua e menare le capre dal pascolo a colpi di fischio attraverso i denti”.

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(Fotografia da Giorgio Jellici “Richard Löwy un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah”. Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin de Moena, Vigo di Fassa-Moena 2004)

Sono le parole che Richard Löwy scrive alla maestra Valeria, in vacanza a Riccione.
#RichardLöwy1939 #ValeriaJellici
Eccolo qui, il Dante Ciurè (Giovanni Volcan), in un bellissimo ritratto di Mauro Chiocchetti!

Dante Ciurè
Tempera su supporto di compensato cm70x70.  Esecuzione seconda metà degli anni ’70.

Raccolgo di seguito la gustosa descrizione di Dante Ciurè pubblicata da Mauro Chiocchetti sulla sua pagina FB.

Ritratto di Dante “ciurè” pastore a “domicilio” nonché “Re Laurin ” nelle sfilate folkloristiche estive degli anni ’70 a Moena.

È il ritratto di Giovanni Volcan più comunemente conosciuto a Moena col sopranome di “Dante ciurè”. Dopo la seconda guerra mondiale conobbe in paese molta notorietà in quanto ritenuto dai moenesi il pastore per antonomasia. I postumi della guerra lasciarono a Moena, come nel resto d’Italia, fame e miseria. Tuttavia ogni famiglia moenese aveva un orticello da coltivare e qualche pecora o capra, l’ animale assurto a gloria perpetua e tanto elogiato dal critico d’ arte più noto d’Italia. Dante, con la puntualità di un orologio svizzero, passava tutte le mattine raggruppando a sé tutte le capre portandole al pascolo sopra l’abitato di Moena verso il passo San Pellegrino. La sera, con la consueta calma che contraddistingueva il suo carattere, riportava a casa il gregge, per poi il mattino successivo ripetere le stesse operazioni del giorno prima. Dante fu persona laboriosa, umile e ingenua. Non ebbe in vita nessuna particolare esigenza e non chiese mai nulla a nessuno. Il contatto con la natura fu il suo pane quotidiano, ma fu pure il motivo essenziale della sua pace interiore. Certamente il lavoro di pastore non gli procurò ricchezza.

Ebbe la soddisfazione di vivere la propria vita all’aria aperta, sotto il sole o sotto la pioggia a lui ciò poco importava, perché la “chiave della felicità” l’ aveva trovata nel lavoro che svolgeva, con competenza e passione. Con le tasche vuote ma sostanzialmente felice del poco che aveva, perché la sua ricchezza stava tutta dentro alla sua anima candida e incontaminata.

E Pierangelo Jacomuzzi racconta un divertente aneddoto.
Mentre Dante torna con le sue capre in Piazza Ramon, un tizio scende arrabbiato dall’auto. Il Dante ha osato fermare la corsa della sua automobile:” Lei non sa chi sono io si sposti”.
Il pastore gli risponde  “Lei non sa chi sono io!”
e l’altro, ancora più arrabbiato: “E chi sarebbe lei?!?”…
“Io sono Dante il capraio!!!”
…stolz de so esser, te so post e tel giust… (orgoglioso di quello che era, al suo posto, quello giusto..)
Infine, in versione Re Laurino (grazie a Massimo Croce per le immagini).

Cima Bocche

Michele Simonetti Federspiel ci guida per La Mostra Gran Vera a Cima Bocche e ci mostra le due linee, quella italiana e quella austriaca. Nel suo interessante filmato (prima parteseconda parte) ci mostra il luogo in cui morirono quasi 2000 uomini per la conquista di una cima nel 1916.

Sul sito fassafront.it trovi qui una spiegazione della battaglia di Cima Bocche.

è una delle trincee probabilmente costruita da Richard Löwy che vi si fa fotografare nel 1942 insieme al suo ex-attendente Jan del Cherlo.

Giorgio Jellici, Richard Löwy. Un ebreo a Moena

Giorgio Jellici, Richard Löwy. Un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah, Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin da Moena, 2004

Giorgio Jellici, Richard Lowy

La storia di Richard Löwy è stata ricostruita con un lungo e accurato lavoro da Giorgio Jellici.

La zia di Giorgio, la maestra Valeria Jellici, gli ha lasciato un plico di lettere e di fotografie. Da lì Giorgio è partito per un lungo lavoro di ricostruzione storico biografico attraverso contatti personali, consultazione di materiale di archivio in Italia e in tutta Europa (a Moena, a Trento, a Roma, a Vienna, a Praga).

Il risultato della sua ricerca  è diventato una mostra (ospitata in primis a Moena, ma poi ha girato il Triveneto) e un libro, che ho letto e riletto.

Chi volesse approfondire la conoscenza di Richard Löwy, non può non innamorarsene.

 piccola biblioteca fassana

Hermann Riesenfeld

Nato nel 1885 a Märisch-Weiskirchen (Hranice) in Moravia nel 1885, in una famiglia ebraica,

Hermann Riesenfeld con la madre e le sorelline
Anna Gorge Riesenfeld con Hermann e le sue sorelle

perfettamente bilingue, frequenta un’importante scuola superiore e intraprende studi di giurisprudenza, entrando nell’esercito austroungarico.

1912 Hermann Riesenfeld con altri ufficiali austroungarici
1912: Hermann Riesenfeld (il primo seduto sulla destra) con altri ufficiali austroungarici

Allo scoppio della Grande Guerra si arruola immediatamente e già nel 1915 è responsabile dei magazzini di Cracovia. Gli viene assegnata un’onorificenza militare:

è grazie alla prudenza, intelligente previdenza e forte diligenza che l’approvvigionamento delle truppe avvenne in modo perfetto, senza alcun contrattempo.

Tra le due guerre, lavora in banca a Vienna, diventando procuratore. Da giovane rampollo della borghesia austroungarica, vive una gioventù ricca di soddisfazioni, di viaggi, di cultura: è il mondo mitteleuropeo di un giudaismo integrato e parte dell’intellighenzia austriaca. Viaggia per tutto il grande Impero (qui ad Abbazia e al Grand Hotel Carezza sul Passo Carezza) con la sua Martha, la sorella di Richard Löwy che ha sposato.

Ma le leggi di Norimberga, applicate severamente in Austria dopo l’Annessione del 1938, gli tolgono tutto: quando chiede il 30 giugno 1939 di emigrare dalla sua patria dichiara alla Gestapo

Sono ridotto in miseria e obbligato a condurre una vita di stenti insieme ai miei famigliari

Grazie all’aiuto del cognato Richard Löwy, riesce ad scappare dalla sua amata patria e anche lui si rifugia a Moena, portando con sé la moglie Martha e la suocera Hedwig Katz Löwy.

Quando arrivano? Non si sa, ma si sa che nel 1940 Hermann deve lasciar Moena.

L’Italia è entrata in guerra ed emanato l’ordine di arresto per tutti gli ebrei stranieri residenti in Italia: così Hermann il 16 luglio 1940 finisce prima nel carcere di Trento, poi nel campo di concentramento di Notaresco, in provincia di Teramo. Vi rimane fino al 21 settembre insieme al cognato e poi da solo fino al 18 febbraio 1941, quando rientra a Moena (due giorni dopo la morte naturale di Hedwig Katz).

Passano tre anni veramente difficili: i moenesi, i giusti della Val di Fassa, fanno di tutto per dare una vita dignitosa ai quattro ebrei, sfamandoli, proteggendoli, dando loro una casa. Anche un maresciallo dei carabinieri, un valdostano Cesare Chamois, cerca di nasconderli.

Forse Hermann, tra i quattro, è il più preoccupato: è sempre attento alle notizie che vengono dalla radio, il più sofferente anche fisicamente.

Hermann Riesenfeld: solo dodici anni fra una fotografia e l’altra. In vacanza sul Passo Costalunga e a Malga Canvere.

Ma, purtroppo, il destino è segnato: il 4 gennaio 1944 i quattro ebrei vengono arrestati: dopo due mesi di prigionia a Trento, vengono trasferiti a Fossoli. Da lì partono il 22 febbraio 1944, con destinazione Auschwitz. Da questo momento scompaiono.

Tutte le informazioni e le fotografie sono state ricavate dall’imprescindibile libro di Giorgio Jellici “Richard Löwy un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah”. Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin de Moena, Vigo di Fassa-Moena 2004.

Jan del Cherlo (Giovanni Chiocchetti)

Se vuoi capire il rapporto stretto che i fassani hanno sempre avuto con i loro boschi, visita il museo del Segat a Pozza di Fassa. Vi troverai gli  gli attrezzi, i progetti, gli studi e i quaderni che Bepo e Jan Cherlo di Moena (famiglia di carpentieri da generazioni) hanno con passione conservato fino ad oggi.

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Jan del Cherlo è uno dei giusti della Val di Fassa: la vita di Jan del Cherlo e quella di Richard Löwy si sono intrecciate più volte.

Jan del Cherlo è stato attendente di Richard Löwy durante la Gran Vera. I due hanno mantenuto anche rapporti di amicizia tra le due guerre.

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la casa di Jan del Cherlo
La casa di Jan del Cherlo

E quando Richard è tornato come esule a Moena, Jan lo ha ospitato nella sua casa.

1943 RL e Jan del Cherlo

In questa bella fotografia del 1942,  Jan e Richard sono a passo Bocche, nelle trincee costruite durante la Prima Guerra Mondiale.  Dietro la fotografia, Richard ha scritto di suo pugno: 1942 Giovanni con me al Passo Bocche. Dietro di noi una trincea con muri di calcestruzzo. Richard.

(fotografie tratta dal libro di Giorgio Jellici “Richard Löwy un ebreo a Moena. Dalla Grande Guerra alla Shoah”. Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin de Moena, Vigo di Fassa-Moena 2004)

Due fotografie lontanissime

Ci sono solo dodici anni fra la prima e la seconda foto.
Nella prima c’è una bella compagnia di giovani viennesi in vacanza al Grand Hotel Carezza nel 1930. Martha Löwy (sorella di Richard Löwy, cittadino onorario di Moena) ha il cappellino e Hermann Riesenfeld, suo marito, tiene in mano il suo abito. Allegri posano per il fotografo: forse è una bella giornata e si può andare a fare una passeggiata.


Nella seconda Martha e Hermann sono ancora sulle Dolomiti, a Malga Canvere, sopra Moena. Ma ora sono esuli a Moena, accolti e protetti dai moenesi giusti che hanno tentato di salvarli dalla deportazione ad Auschwitz.
E i dodici anni sembrano almeno trenta!


#Novedesmention, giusti della Val di Fassa!

(fotografie tratte da “Giorgio Jellici. Richard Löwy. Un ebreo a Moena”, Istitut Cultural Ladin, Grop Ladin de Moena, 2008)

#Novedesmention #RichardLöwy1942 #MarthaLöwy #HermannRiesenfeld #Moena #GrandHotelCarezza

Mrs Valeria Jellici

Oggi 25 aprile voglio ricordare la maestra Valeria Jellici del Garber, non solo per essere stata una dei giusti di Moena che ha cercato di salvare Richard Löwy, ma anche per aver ricevuto questo attestato dagli Alleati, per l’aiuto dato fra il 1939 e il 1945.
Viva la Liberazione! Viva la libertà!
#ValeriaJellici
#Novedesmention

(fotografie tratte dal numero speciale di Nosha Jent, Grop Ladin di Moena del giugno 2017 dedicato a “La maestra ValeriaJellici del Garber 1896-1975”)