Santa Giuliana (di Fassa) e Sant’Antonio (di Padova) a Mazzin

Viene in Val di Fassa Zuane Forcellini, frescante agordino, nella seconda metà del Seicento. Non dimentica di essere un veneto e porta la sua tradizione pittorica ed anche devozionale, dipingendo Sant’Antonio. Intanto, però, sa di essere in Val di Fassa e allora, eccola lì, Santa Giuliana, alla destra della Madonna con il bambino!

Madonna con il Bambino, Santa Giuliana e Sant’Antonio

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Crocefissione a Pera di Fassa

Davvero pochissimi i resti di una Crocifissione, dipinta da Zuane Forcellini a Soal-Pera di Fassa. Qualche errore nell’utilizzo della biacca, l’azione corrosiva di acqua, gelo e vento e l’apertura di una finestra in anni remoti, in cui non si capiva il valore degli affreschi, hanno irrimediabilmente compromesso questa crocifissione, di cui rimane solo la Madonna ai piedi della croce.

Cristo crocifisso con i dolenti

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Personale-convenzionale e locale-globale a Vigo di Fassa

Madonna coronata da angeli San Giovanni Battista, Santa Giuliana a Vigo

Interessante mix di un elemento locale (Santa Giuliana, la santa protettrice della valle, con tanto di diavolo alla catena; San Giovanni, l’altro patrono) con elementi comuni alla Chiesa controriformistica (l’immagine della Madonna in trono, gli angeli a incoronarla con la corona intrecciata del rosario nelle mani) ed un tocco tipico di Zuane Forcellini (il paesaggio montano con cervi e camosci). Bellissimi i colori. Nella sua semplicità, un segno di un arte contemporaneamente personale e convenzionale.

Informazione e immagine tratte da MURA ANGELA/SALVONI ADRIANO, Zuane Forcelini: un artista agordino in Val di Fassa. Il suo
stile pittorico e le sue iscrizioni
, Mondo Ladino XVIII (1994), pp. 109-131

Donne di dolore all’ingresso della pieve

La pessima fotografa (che sarei io) non ha certamente ritratto l’affresco nella luce migliore né con l’inquadratura migliore.

Eppure l’affresco mutilo, dipinto da Zuane Forcellini intorno al 1650, non perde il suo fascino: vicino all’ingresso laterale della pieve di San Giovanni a Vigo di Fassa è raffigurata la Pietà con la Madonna addolorata, Maddalena e Giovanni Battista.

Il santo a cui è intitolata la pieve è raffigurato sulla sinistra. Nel cielo sopra il santo un angelo assiste alla scena, mentre un altro a terra raccoglie il braccio del Cristo morto. Altri angeli compongono una ricca ed elegante cornice dorata.

Al centro della scena la Madonna addolorata: nel suo cuore sono infilate le sette spade, ciascuna delle quali termina con una scena della passione di Gesù.

Pietà con Madonna addolorata (fotografia tratta da MURA ANGELA/SALVONI ADRIANO, Zuane Forcelini: un artista agordino in Val di Fassa. Il suo stile pittorico e le sue iscrizioni, Mondo Ladino XVIII (1994), pp. 109-131)

Si intravede il solito paesaggio di Zuane, con cime, cervi e camosci.

Ho lasciato per ultima la bellissima Maddalena, nella sua veste rossa e con i lunghi capelli sciolti (con cui ha asciugato i piedi di Gesù): partecipa con dolore alla sofferenza del suo Signore morto nelle braccia della madre. Zuane Forcellini ama la Maddalena, la raffigura spesso nei suoi quadri.

Oggi l’affresco è stato restaurato e sono state tolte le lapidi.

Pietà con Madonna addolorata come si presenta oggi

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Una valle di affreschi

Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Tra le bellezze della Val di Fassa, ci sono anche le sue case e le sue chiese affrescate. Il volume è una ricognizione ampia e documentata della pittura murale della Val di Fassa, dai primissimi affreschi del XIV secolo ai lavori degli anni ’50 del XX secolo.

(N.B. L’arte degli affreschi murali non è morta in Val di Fassa, ma continua anche oggi con bellissimi risultati!)

piccola biblioteca fassana

Santi, cervi e camosci di Zuane Forcellini agordino in Val di Fassa

Zuane Forcellini è un artista agordino che ha operato nel decennio 1653-1662 anche in Val di Fassa.

Registrazione anagrafica di Zuane Forcellini nell’Archivio di Agordo, scoperta da Gabriele Bernardi

Sono gli anni dei primi contatti economici e culturali fra il Tirolo e Venezia. Il frescante veneto porta con sé le xilografie popolari dei fabbricanti di immagini cattolici, impegnati nella lotta controriformistica e cerca di venire incontro al gusto tirolese. Anche l’immaginario dei santi rappresentati si amplia e così in Val di Fassa compaiono parecchie immagini che rappresentano il Santo, quel Sant’Antonio di Padova molto amato a Venezia, oppure San Simone (molto venerato nella Valle dei Biois, a partire dalla chiesa di San Simone a Vallada), accanto ai santi più tradizionali del Tirolo (da Cristoforo a Floriano, da Giovanni Battista a Niccolò) a santi dal profilo più locale (come Santa Giuliana, patrona della valle).

In posizione centrale nei suoi affreschi, è sempre presente la Madonna, mediatrice per eccellenza.

Molto particolare, poi, è la raffigurazione del paesaggio: montagne su cui saltellano cervi e camosci, talora percorse anche da contadini.

Sei sono gli affreschi dipinti dal Forcellini in Val di Fassa, non tutti visibili o ben conservati, purtroppo.

Informazione e immagini tratte da MURA ANGELA/SALVONI ADRIANO, Zuane Forcelini: un artista agordino in Val di Fassa. Il suo
stile pittorico e le sue iscrizioni
, Mondo Ladino XVIII (1994), pp. 109-131 e da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Santi, cervi e camosci di un agordino a Pozza di Fassa: Zuane Forcellini

Agosto 1658 : Zuane Forcellini, con il suo carico di cartoni e pennelli, arriva in Val di Fassa. È un pittore itinerante di Agordo e si mette a disposizione dei fassani che vogliono decorare le loro case, per devozione. È un momento di incontro fra la sensibilità veneta di Zuane e la popolazione tirolese.

L’8 agosto 1658 Stefen e Michele De Zulian de la Grava di Pozza di Fassa gli commissionano una crocefissione che dipinge sulla parete della casa (che ora si affaccia sula Strada delle Dolomiti). Zuane dipinge i suoi cartoni e poi li applica sullo strato fresco del muro: si guarda in giro, ogni tanto, e guarda le montagne e poi, sulla loro cima, immagina cervi e camosci saltellanti.

Anche se qualcuno ha rovinato la parte superiore del dipinto per aprire una finestra, ancora oggi possiamo godere della bellezza dell’affresco: il Crocifisso, la Madonna addolorata e la Maddalena che abbraccia i piedi di Cristo, in piedi San Michele con le bilance e Santa Giuliana. Ed eccoli lì, sulle punte delle montagne, cervi e camosci!

(informazioni e immagine tratte da un articolo di Angela Mura e di Adriano Salvioni su Mondo ladino XVIII, 1994)

Cristo crocifisso fra Santa Giuliana e la Madonna addolorata; San Michele; la Maddalena in un paesaggio montano

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Due aureole (o poco più)

Sono solo tracce di un San Cristoforo del XV secolo quelle che si vedono sul campanile della pieve di San Giovanni a Vigo di Fassa.

Sotto due aureole dorate si intravedono il Bambino e il santo, di cui si notano anche una parte del viso e le gambe, immerse in un corso d’acqua. Si intravede una montagna? Comunque il santo è davvero un gigante: 8 metri per 4!

Anche così stinto riuscirà a proteggerci dalla malamorte?

san Cristoforo in Val di Fassa

I frati della Mont de Aloch e le montagne

Madonna tra i santi Giovanni evangelista e Antonio da Padova, Cristoforo e Nicola di Bari (fotografia di Gianluigi Gigi Bolzoni, che ringrazio)

A Moena, nel rione Turchia, sulle pareti di ciasa Ischiazza, Zuane Forcellini ha dipinto un affresco:

adì 3 giugno 1658 m(esser) Nicolò Chioheto f(ece) f(are) p(er) sua devo(zione)/Zuane Forcelini pitor di agrot fecce

Nella parte superiore, in una cornice di nuvole, è raffigurata la Madonna fra San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova.

Davvero interessanti le due figure in basso; sulla destra San Nicola di Bari con le tre sfere dorate in abiti episcopali e sulla sinistra San Cristoforo. Nello sfondo c’è un paesaggio montano, con cervi e camosci, case sparse, un contadino con una vanga e un eremita con la lanterna. L’eremita con la lanterna è presente spesso nell’iconografia di San Cristoforo, ma qui il pittore cerca di costruire un intero paesaggio: originale anche per Zuane Forcellini, che solo qui si concentra sui particolari di questo paesaggio.

L’eremita è uno dei frati bianchi dell’ordine di San Pellegrino che gestivano l’ospizio del San Pellegrino sulla Mont de Aloch (l’odierno Passo san Pellegrino): grazie a Gianluigi Chiocchetti per il suggerimento!

Le informazioni sono tratte da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Zuane Forcellini, un agordino in Val di Fassa

Smauz (=Sua Maestà il Burro)

Il burro è sempre stato molto prezioso nella tradizione economica silvo-pastorale della montagna.

Prodotto in casa in Val di Fassa fino agli anni ’60, permetteva alle famiglie dei contadini di avere non solo una riserva proteica per tutto l’anno e un unguento dalle proprietà medicinali, ma anche di guadagnare, con la sua vendita, qualche soldo per rimpinguare le misere casse familiari.

Per produrre il burro, occorreva lasciare il latte munto la sera nelle bacinelle di affioramento. La panna affiorata veniva raccolta. Quando si arrivava a una decina di litri di panna, la si sbatteva nella zangola, la pegna. Si otteneva una pasta giallastra che veniva prima separata dal latticello, poi confezionata in panetti (ci volevano circa 30 litri di latte per produrre 4 o 5 litri di panna e 1 kg di burro). Questo burro fresco durava fino a quindici giorni. Se lo si voleva conservare più a lungo, veniva cotto e, raffreddato, durava anche mesi. Quando il burro veniva messo in vendita, veniva marchiato con sigilli.

Tutti i legni utilizzati per questo processo erano decorati: le marche a sigillo, le sagome da decori e gli stampi a ciotola o a cassetta. Perchè?

Molte le ragioni che fecero nascere e diffondere i decori: in primis ragioni di tipo religioso, scaramantico e propiziatorio. In Val di Fassa, diffusa era la convinzione che le streghe potessero danneggiare la produzione del burro impedendo il funzionamento della zangola o la conservazione dell’alimento. Per questo sulle zangole e sui legni da burro sono presenti spesso monogrammi sacri, croci, motivi stellati, ma anche decori floreali e zoomorfi (molto raffigurate le vacche).

Anche motivi di tipo economico spiegavano la pratica della decorazione: un burro decorato era più appetibile sul mercato, anche perché risultava un prodotto tracciabile (i sigilli riportavano spesso le iniziali dei produttori).

E, infine, una ragione tipicamente ladina: abbellire per abbellire. Perché il tempo di riposo non venga sprecato. Perché ciò che è bello ti permette di vivere meglio.

Per averne una riprova, non avete che da fare una passeggiata al Rifugio Fuciade: nel cuore del Passo San Pellegrino, nel territorio di Soraga, il gestore Aldo Rossi ha raccolto una straordinaria collezione di legni da burro. Il La valle del Fuciade è un paradiso di per sè: la collezione è solo un motivo in più per visitarla.

Danilo Valentinotti ha studiato la collezione e curato il volume che raccoglie fotografie dei manufatti, edito da Priuli e Verlucca nel 2014. Da questo testo è tratta l’immagine qui di seguito.

Sagoma da decoro del burro risalente alla fine dell’Ottocento. Sulla parete laterale del burro, rimangono impressi simboli vari, fra cui sono riconoscibili crocifissi, monogrammi cristologici, una galletto, un Sacro Cuore ed altri simboli. Sul decoro centrale, è riprodotta una scena di produzione del burro: una contadina lavora alla zangola verticale e un contadino attende la ‘menada’, il panetto lavorato, con paletta e stampi.