Una valle di affreschi

Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Tra le bellezze della Val di Fassa, ci sono anche le sue case e le sue chiese affrescate. Il volume è una ricognizione ampia e documentata della pittura murale della Val di Fassa, dai primissimi affreschi del XIV secolo ai lavori degli anni ’50 del XX secolo.

(N.B. L’arte degli affreschi murali non è morta in Val di Fassa, ma continua anche oggi con bellissimi risultati!)

piccola biblioteca fassana

Santi, cervi e camosci di Zuane Forcellini agordino in Val di Fassa

Zuane Forcellini è un artista agordino che ha operato nel decennio 1653-1662 anche in Val di Fassa.

Registrazione anagrafica di Zuane Forcellini nell’Archivio di Agordo, scoperta da Gabriele Bernardi

Sono gli anni dei primi contatti economici e culturali fra il Tirolo e Venezia. Il frescante veneto porta con sé le xilografie popolari dei fabbricanti di immagini cattolici, impegnati nella lotta controriformistica e cerca di venire incontro al gusto tirolese. Anche l’immaginario dei santi rappresentati si amplia e così in Val di Fassa compaiono parecchie immagini che rappresentano il Santo, quel Sant’Antonio di Padova molto amato a Venezia, oppure San Simone (molto venerato nella Valle dei Biois, a partire dalla chiesa di San Simone a Vallada), accanto ai santi più tradizionali del Tirolo (da Cristoforo a Floriano, da Giovanni Battista a Niccolò) a santi dal profilo più locale (come Santa Giuliana, patrona della valle).

In posizione centrale nei suoi affreschi, è sempre presente la Madonna, mediatrice per eccellenza.

Molto particolare, poi, è la raffigurazione del paesaggio: montagne su cui saltellano cervi e camosci, talora percorse anche da contadini.

Sei sono gli affreschi dipinti dal Forcellini in Val di Fassa, non tutti visibili o ben conservati, purtroppo.

  • La Vergine, Sant’Antonio e santa Barbara, San Nicola, San Cristoforo a Moena: ben conservato, andate a cercarlo in Turchia!
  • Pietà con Madonna addolorata, San Giovanni Battista, la Maddalena a Vigo di Fassa: ampiamente mutilato dall’inserimento di due lapidi mortuarie
  • Madonna coronata da angeli San Giovanni Battista, Santa Giuliana a Vigo: rovinato durante lo stuccaggio di alcune lesioni
  • Cristo in Croce, Madonna addolorata e santa Giuliana, San Michele, la Maddalena a Pozza di Fassa: rovinato dall’apertura di due finestre che hanno dimezzato la superficie dell’affresco.
  • Crocefissione a Pera di Fassa: pessimo lo stato di conservazione per l’erosione della superficie e per l’apertura di una finestra.
  • Madonna Immacolata, Santa Giuliana, Sant’Antonio da Padova a Mazzin
  • Madonna del rosario, San Simone, Sant’Antonio da Padova a Fontanazzo: peccato che si trovi sul retro di una casa e sia poco visibile a causa di un albero che ne copre una buona parte!

Informazione e immagini tratte da MURA ANGELA/SALVONI ADRIANO, Zuane Forcelini: un artista agordino in Val di Fassa. Il suo
stile pittorico e le sue iscrizioni
, Mondo Ladino XVIII (1994), pp. 109-131 e da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Santi, cervi e camosci di un agordino a Pozza di Fassa: Zuane Forcellini

Agosto 1658 : Zuane Forcellini, con il suo carico di cartoni e pennelli, arriva in Val di Fassa. È un pittore itinerante di Agordo e si mette a disposizione dei fassani che vogliono decorare le loro case, per devozione. È un momento di incontro fra la sensibilità veneta di Zuane e la popolazione tirolese.

L’8 agosto 1658 Stefen e Michele De Zulian de la Grava di Pozza di Fassa gli commissionano una crocefissione che dipinge sulla parete della casa (che ora si affaccia sula Strada delle Dolomiti). Zuane dipinge i suoi cartoni e poi li applica sullo strato fresco del muro: si guarda in giro, ogni tanto, e guarda le montagne e poi, sulla loro cima, immagina cervi e camosci saltellanti.

Anche se qualcuno ha rovinato la parte superiore del dipinto per aprire una finestra, ancora oggi possiamo godere della bellezza dell’affresco: il Crocifisso, la Madonna addolorata e la Maddalena che abbraccia i piedi di Cristo, in piedi San Michele con le bilance e Santa Giuliana. Ed eccoli lì, sulle punte delle montagne, cervi e camosci!

(informazioni e immagine tratte da un articolo di Angela Mura e di Adriano Salvioni su Mondo ladino XVIII, 1994)

Cristo crocifisso fra Santa Giuliana e la Madonna addolorata; San Michele; la Maddalena in un paesaggio montano

Due aureole (o poco più)

Sono solo tracce di un San Cristoforo del XV secolo quelle che si vedono sul campanile della pieve di San Giovanni a Vigo di Fassa.

Sotto due aureole dorate si intravedono il Bambino e il santo, di cui si notano anche una parte del viso e le gambe, immerse in un corso d’acqua. Si intravede una montagna? Comunque il santo è davvero un gigante: 8 metri per 4!

Anche così stinto riuscirà a proteggerci dalla malamorte?

san Cristoforo in Val di Fassa

I frati della Mont de Aloch e le montagne

Madonna tra i santi Giovanni evangelista e Antonio da Padova, Cristoforo e Nicola di Bari (fotografia di Gianluigi Gigi Bolzoni, che ringrazio)

A Moena, nel rione Turchia, sulle pareti di ciasa Ischiazza, Zuane Forcellini ha dipinto un affresco:

adì 3 giugno 1658 m(esser) Nicolò Chioheto f(ece) f(are) p(er) sua devo(zione)/Zuane Forcelini pitor di agrot fecce

Nella parte superiore, in una cornice di nuvole, è raffigurata la Madonna fra San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova.

Davvero interessanti le due figure in basso; sulla destra San Nicola di Bari con le tre sfere dorate in abiti episcopali e sulla sinistra San Cristoforo. Nello sfondo c’è un paesaggio montano, con cervi e camosci, case sparse, un contadino con una vanga e un eremita con la lanterna. L’eremita con la lanterna è presente spesso nell’iconografia di San Cristoforo, ma qui il pittore cerca di costruire un intero paesaggio: originale anche per Zuane Forcellini, che solo qui si concentra sui particolari di questo paesaggio.

L’eremita è uno dei frati bianchi dell’ordine di San Pellegrino che gestivano l’ospizio del San Pellegrino sulla Mont de Aloch (l’odierno Passo san Pellegrino): grazie a Gianluigi Chiocchetti per il suggerimento!

Le informazioni sono tratte da Pittura murale in Val di Fassa, a cura di Angela Mura, Comprensorio Ladino di Fassa, 2000

Legni da burro (collezione Fuciade)

VALENTINOTTI DANILO, Legni da Burro. Marche, Decori e Stampi. Collezione Fuciade, Trento 2014

Al Rifugio Fuciade, a passo San Pellegrino, nel territorio di Soraga, il gestore Sergio Rossi ha una collezione di legni da burro. Danilo Valentinotti li ha studiati e catalogati. Le fotografie di tutto questo materiale etnografico sono confluite in un bellissimo volume delle edizioni Priuli e Verlucca, insieme a una ricca parte introduttiva sulla burrificazione e sulla sua importanza nell’economia silvo-pastorale della Val di Fassa prima degli anni Sessanta. DA LEGGERE E SFOGLIARE!

piccola biblioteca fassana

Smauz (=Sua Maestà il Burro)

Il burro è sempre stato molto prezioso nella tradizione economica silvo-pastorale della montagna.

Prodotto in casa in Val di Fassa fino agli anni ’60, permetteva alle famiglie dei contadini di avere non solo una riserva proteica per tutto l’anno e un unguento dalle proprietà medicinali, ma anche di guadagnare, con la sua vendita, qualche soldo per rimpinguare le misere casse familiari.

Per produrre il burro, occorreva lasciare il latte munto la sera nelle bacinelle di affioramento. La panna affiorata veniva raccolta. Quando si arrivava a una decina di litri di panna, la si sbatteva nella zangola, la pegna. Si otteneva una pasta giallastra che veniva prima separata dal latticello, poi confezionata in panetti (ci volevano circa 30 litri di latte per produrre 4 o 5 litri di panna e 1 kg di burro). Questo burro fresco durava fino a quindici giorni. Se lo si voleva conservare più a lungo, veniva cotto e, raffreddato, durava anche mesi. Quando il burro veniva messo in vendita, veniva marchiato con sigilli.

Tutti i legni utilizzati per questo processo erano decorati: le marche a sigillo, le sagome da decori e gli stampi a ciotola o a cassetta. Perchè?

Molte le ragioni che fecero nascere e diffondere i decori: in primis ragioni di tipo religioso, scaramantico e propiziatorio. In Val di Fassa, diffusa era la convinzione che le streghe potessero danneggiare la produzione del burro impedendo il funzionamento della zangola o la conservazione dell’alimento. Per questo sulle zangole e sui legni da burro sono presenti spesso monogrammi sacri, croci, motivi stellati, ma anche decori floreali e zoomorfi (molto raffigurate le vacche).

Anche motivi di tipo economico spiegavano la pratica della decorazione: un burro decorato era più appetibile sul mercato, anche perché risultava un prodotto tracciabile (i sigilli riportavano spesso le iniziali dei produttori).

E, infine, una ragione tipicamente ladina: abbellire per abbellire. Perché il tempo di riposo non venga sprecato. Perché ciò che è bello ti permette di vivere meglio.

Per averne una riprova, non avete che da fare una passeggiata al Rifugio Fuciade: nel cuore del Passo San Pellegrino, nel territorio di Soraga, il gestore Aldo Rossi ha raccolto una straordinaria collezione di legni da burro. Il La valle del Fuciade è un paradiso di per sè: la collezione è solo un motivo in più per visitarla.

Danilo Valentinotti ha studiato la collezione e curato il volume che raccoglie fotografie dei manufatti, edito da Priuli e Verlucca nel 2014. Da questo testo è tratta l’immagine qui di seguito.

Sagoma da decoro del burro risalente alla fine dell’Ottocento. Sulla parete laterale del burro, rimangono impressi simboli vari, fra cui sono riconoscibili crocifissi, monogrammi cristologici, una galletto, un Sacro Cuore ed altri simboli. Sul decoro centrale, è riprodotta una scena di produzione del burro: una contadina lavora alla zangola verticale e un contadino attende la ‘menada’, il panetto lavorato, con paletta e stampi.

Fra pavoni e sirene (Canazei)

Dipinto da Tuifele Malte nel 1909, ridipinto poi da Dantone nel 1975, il colorato San Cristoforo dell’Hotel Dolomiti di Canazei si sostiene su un albero sradicato, con una leggera chioma di foglie. Sulla riva del fiume, l’eremita, posto dinanzi ad una chiesina, gli illumina la via.

Attento San Cristoforo! Non fermarti ad ascoltare le sirene o non perderti nella vanità del pavone…

san Cristoforo in Val di Fassa

Un San Cristoforo nascosto

C’è un San Cristoforo in Val di Fassa, a Canazei, che non svetta alto su una parete esterna di una chiesa o di un albergo. Lo trovi solo se entri nella chiesa di San Floriano e sulla pala dell’altare dedicato al santo protettore dagli incendi, nella lunetta in alto, eccolo là ancora il nostro San Cristoforo dall’ampio mantello rosso che trasporta il Bambino appoggiato ad un tronco d’albero.

Belli i santi scolpiti nell’altare: da notare, in particolare, la presenza del santo che proteggeva dalle inondazioni, San Giovanni Nepomuceno (in cotta bianca, tiene alta la croce). Un altare che protegge da ogni male: la malamorte (San Cristoforo), gli incendi (San Floriano), l’alluvioni (San Giovanni Nepomuceno).

San Cristoforo in Val di Fassa

Noti L Mil, albergatore ed erborista

Morì a Campestrin nel 1939 Giovanni Pattis, detto Not L Mil, ortopedico e grande esperto di unguenti.

Giovanni Pattis (1882-1939)

Era nato a Nova Levante nel 1882 e arrivò in Fassa agli inizi del ‘900 con i fratelli per gestire l’albergo Fassa di Campestrin.

L’albergo era davvero assai rinomato ed ospitò più volte addirittura i reali del Belgio, venuti in valle per compiere escursioni sulle cime.

Hotel Fassa di Campestrin, 1957 (oggi Casa delle Vacanze del Collegio Rotondi)

Si dilettava di botanica ed aveva inventato la Pattis Salbe, l’ont da Mil, un unguento indicato per le infezioni e le ferite purulente (in vendita anche nelle farmacie di Bolzano); più volte finì in galera per esercizio abusivo della professione medica. Venne sempre assolto: non chiedeva alcun compenso per le sue prestazioni.

Virgilio Soraperra lo ha inserito tra i personaggi famosi della valle dipinti su Cèsa Bernard a Canazei.

Le fotografie e le informazioni sono tratte da Mazzin, Il comune e la sua storia, 2015